Scafati, ospedale. Lettera del Nursind: parla il segretario Biagio Tomasco

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Scafati. “Nell’imminenza dell’apertura del Centro Covid 2019 presso l’ospedale di Scafati è esprimo le seguenti considerazioni:

1. Attualmente sono attivi 4 posti letto di UTIR con 10 infermieri dedicati (quindi professionalmente esperti), nessun OSS, 1 coordinatore ff e 5 rianimatori;
2. Parimenti in Pneumologia sono attivi 16 posti letto, 11 infermieri, 5 OSS, 1 Coordinatore ff e 9 pneumologi di cui con contratto in scadenza che andrebbe prorogato se non stabilizzato se del caso rispetto alle norme di Legge;
3. Attualmente esiste un intero reparto adiacente l’UTIR che i più dicono si debba riutilizzare, ma nessuno ha saputo dire né come né quando, anche se è filtrata l’indiscrezione per cui dovrà essere adibito a sub intensiva;
4. Al primo piano del nosocomio è prevista la nuova rianimazione con nove posti letto, che
risulta provvista di ventilatori di vecchia data e non si sa se adeguati alla bisogna, e risorse
umane inesistenti almeno per il momento;
5. Attualmente ai dipendenti vengono fornite solo mascherine chirurgiche e comunque in
maniera contingentata e non sufficiente alla bisogna esponendoli a rischio potenziale di
contagio;
6. Sono in dotazione al presidio unicamente due tute ad alto contenimento, qualche maschera FFP2 certamente non sufficienti per l’afflusso che si prevede e nessuna maschera facciale FFP3;
7. Mancano completamente le zone filtro per la vestizione e svestizione, oltre al fatto che per la stessa non sia stato effettuato alcun corso di formazione ad hoc;
8. Sembrerebbe che si voglia scorporare un certo numero di infermieri dall’UTIR in modo che facciano da tutor a coloro che arriveranno a seguito della manifestazione d’interesse. Questo pone in essere un rischio clinico molto elevato, in quanto si va a ridurre la professionalità presente in UTIR per “trasportarla” nella nuova rianimazione;
9. La capienza dei locali della farmacia, stante i nuovi stoccaggi di materiale che si prevedono elevati, sembrerebbe essere non adatta alla bisogna.
10. L’attuale Punto di Primo Intervento, che conta 9 infermieri ed un coordinatore, ancora non è dato di sapere se rimarrà attivo al 100% o verrà dedicato unicamente all’accoglienza dei pazienti affetti da COVID 2019, cosa che se confermata imporrebbe la loro protezione
individuale che al momento non è garantita rispetto alla patologia di che trattasi;
11. Altra criticità è rappresentata dal laboratorio analisi e dalla radiologia, che attualmente sono operativi in h 12 nel mentre si deve prevedere un’operatività in h 24 essendo tali
diagnostiche essenziali per l’assistenza ai pazienti affetti da COVID 2019:
12. Parrebbe che, per le vie brevi, sia stato detto al personale che saranno disposti turni di 12 ore per risparmiare sul numero di tute che dovranno essere utilizzate. Se confermata tale voce si aprirebbe un contenzioso di natura epocale sulla questione …

Sulla scorta di quanto sopra evidenziato, si capisce che quanto stia per essere messo in atto non sia del tutto chiaro e rispondente alle esigenze di protezionistica per gli operatori che dovranno assistere tali pazienti, cosa per la quale si chiede di sapere se tutti i D.PI. previsti siano al momento presenti e se non lo sono quando lo saranno.
Ancora, vorremmo essere resi edotti sulle modalità di reclutamento di personale medico e di comparto necessario per il buon funzionamento del presidio, avendo cura di fornire i numeri reali e la tempistica rispetto a chi ha aderito alla manifestazione d’interesse per che trattasi, sperando di non dover continuamente apprendere le notizie che ci riguardano dagli organi di stampa.

Riteniamo inoltre che l’ipotesi avanzata dalla scrivente di individuare l’ospedale civile di
Agropoli quale polo unico COVID 2019, rimanga ancora la più perseguibile anche e soprattutto in riferimento al DPCM edito in data odierna che, agli artt. da 5 a 9, Vi permette un’agibilità mai vista prima e che a parere nostro si ha il dovere di sfruttare fino in fondo, non dimenticando che l’emergenza che oggi viviamo non potrà dirsi definitivamente debellata prima di un paio di anni, vista la sua virulenza e mutagenità per come individuata dall’OMS”.