Scafati, il processo Aliberti vs D’Alessandro rischiava di saltare per un “errore”

0
477

Un errore commesso nella stesura del decreto di citazione a giudizio rischiava di rallentare, e di molto, il processo che vede imputati il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, e la moglie dell’ex consigliere comunale Vittorio D’Alessandro, Anna Matrone. Il primo deve rispondere di diffamazione, la seconda di rivelazione di atti d’ufficio. Nel verbale era stato riportato che il processo veniva fissato davanti al “giudice monocratico, al II collegio”, una contraddizione evidente emersa ieri mattina, davanti al giudice Rossetti. E che rischiava di far tornare tutto davanti al gup. Essendo un “refuso”, il tribunale ha fissato una nuova data d’inizio, il 13 ottobre, nella quale il primo test a riferire su fatti e circostanze sarà proprio l’avvocato D’Alessandro, che sfidò Aliberti durante l’ultima campagna elettorale.

La vicenda processuale nasce proprio da una denuncia di D’Alessandro (candidato per il Pd) per stalking verso Aliberti. Attraverso una nota stampa, il sindaco rese dichiarazioni giudicate “diffamatorie” da procura e gip, nei confronti di D’Alessandro e moglie. «Hanno provato a infangare il buon nome di quest’amministrazione – scriveva Aliberti – usando e sottraendo in modo irregolare documenti non ufficiali e non veritieri». Parole che finirono su giornali e televisioni e che costarono ad Aliberti l’iscrizione nel registro degli indagati per diffamazione. Ma quelle stesse parole generarono a loro volta un’indagine parallela nei confronti di Anna Matrone, indagata per abuso d’ufficio. Il reato fu poi derubricato. Impiegata all’epoca presso il Comune, secondo la procura avrebbe visionato dei file all’interno di un computer, già di pertinenza di un altro funzionario andato in pensione, relativo alla posizione dell’architetto Frine Carotenuto.

Quei dati sarebbero stati poi consegnati al marito, D’Alessandro, rivale di Aliberti alle ultime elezioni amministrative. Frine Carotenuto era l’architetto che risultò vincitrice di un concorso e poi finita coinvolta in un processo, insieme a due dirigenti e all’ex segretaria comunale, con l’accusa di falso ideologico. In quel caso, la procura contestò l’alterazione del suo curriculum per il posto di architetto.

Nella denuncia presentata da D’Alessandro invece, fu riferito che grazie alle parole di Aliberti, lui e la moglie sarebbero piombati  in un forte stato d’ansia, oltre a temere per la propria incolumità e a chiudersi in casa, «evitando ogni  tipo di relazione». Ieri, in aula, l’avvocato di Matrone ha chiesto al tribunale di annullare la costituzione di parte civile effettuata dal primo cittadino di Scafati, in quanto il danneggiato risulterebbe essere il Comune e non lui come persona fisica. La decisione sarà presa ad ottobre, quando il collegio nell’aprire il processo, comincerà con l’ascolto dei test, tra i quali proprio D’Alessandro.