L’argomento era particolarmente delicato: il ricorso di una ditta con interdittiva antimafia, esclusa dalla gestione degli indumenti usati, sotto forma di un totem per la raccolta. Il Consiglio di Stato ha confermato a decisione del Tar Campania e dà ragione all’Acse di Scafati che aveva rescisso l’accordo biennale con una ditta ritenuta vicino alla camorra.I manager della società di via Diaz nel maggio 2017, dopo l’insediamento della commissione straordinaria a Palazzo Mayer, hanno effettuato uno screening di tutti gli affidamenti delle società risultate fornitrici di servizi per l’Acse. Così si sono imbattuti nell’appalto alla Suacotex, una srl nata nel 2002 a Ercolano e attualmente con sede operativa nel centro casertano di San Nicola La Strada, risultata oggetto di un’informativa antimafia che ha spinto i dirigenti scafatesi a rescindere l’accordo biennale stipulato in precedenza. Un quadro indiziario sufficiente per i giudici del Tar «nella globalità degli elementi e del giudizio del “più probabile che non” ai fini della sussistenza di un convincimento di condizionamento mafioso in capo all’impresa , in considerazione della riconducibilità dell’intera compagine partecipativa e del vertice gestionale della società alla famiglia Suarino, legata da stretti vincoli di parentela con soggetti gravati da condanne penali per associazione di tipo mafioso e reati “spia”, con riguardo, peraltro, al contesto economico- sociale di riferimento».

