GIVOVA SCAFATI: Mobio 8, Daniel 10, Grimaldi n. e., Perrino n. e., Parravicini 1, De Laurentiis 4, Clarke 4, Rossato 7, Cournooh 6, Monaldi 15, Cucci 9, Ikangi 3. Allenatore: Rossi Alessandro. Assistente Allenatore: Nanni Francesco.
ACQUA SAN BERNARDO CANTÚ: Stefanelli, Bryant 16, Vitali, Nikolic 15, Borsani n. e., Da Ros 2, Bucarelli, Cusin 4, Bayehe 4, Allen 6, Severini 6, Tarallo n. e.. Allenatore: Sodini Marco. Assistenti Allenatori: Frates Fabrizio, Oldoini Massimiliano.
ARBITRI: Masi Andrea di Firenze, Maschio Duccio di Firenze, Foti Daniele Alfio di Vittuone (Mi).
NOTE: Parziali: 21-10; 13-12; 19-14; 14-17. Falli: Scafati 20; Cantù 25. Usciti per cinque falli: Bryant, Bucarelli. Espulsi: nessuno. Tiri dal campo: Scafati 20/54 (37,0%); Cantù 21/60 (35,0%). Tiri da due: Scafati 11/26 (42,3%); Cantù 17/44 (38,6%). Tiri da tre: Scafati 9/28 (32,1%); Cantù 4/16 (25,0%). Tiri liberi: Scafati 18/24 (75,0%); Cantù 7/16 (43,8%). Rimbalzi: Scafati 48 (12 off.; 36 dif.); Cantù 35 (9 off.; 26 dif.). Assist: Scafati 12; Cantù 5. Palle perse: Scafati 18; Cantù 14. Palle recuperate: Scafati 8; Cantù 8. Stoppate: Scafati 1; Cantù 3. Spettatori: 2.000 circa.
Con una prestazione tutta cuore e grinta, la Givova Scafati mette alle corde per la seconda volta di fila in quarantotto ore l’Acqua San Bernardo Cantù, imponendosi 67-53 anche in gara due della finale playoff del tabellone argento del campionato di serie A2. E così, dopo due incontri, la compagine dell’Agro è avanti 2-0 nella serie.
Le superiori percentuali al tiro, sia da due, che da tre e ai liberi, unitamente al dominio sotto i tabelloni, hanno permesso alla formazione gialloblù di piazzare un altro preziosissimo successo, frutto di un lavoro difensivo intenso e concentrato. Il resto lo ha poi fatto il PalaMangano, che ha trascinato la squadra in ogni singolo possesso, con un calore ed un affetto davvero unico, risultando una delle componenti decisive della vittoria scafatese.
Sottotono, invece, la prestazione del team lombardo, che non è riuscito a produrre la mole di gioco a cui era abituata, sia per meriti dell’avversario che per demeriti propri, che si sono appalesati in un atteggiamento remissivo in alcuni frangenti di gioco.

