Scafati. Alfonso Di Massa torna a casa. “Il Covid esiste, in ospedale la gente soffriva e moriva”

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La paura, il rumore dei macchinari, i medici e gli infermieri mascherati senza un volto, un virus di cui tutti parlano ma che nessuno sa come debellarlo.

L’assessore di Scafati, Alfonso Di Massa, ha vinto la sua battaglia contro il Covid. Trenta lunghi giorni all’ospedale di Scafati per la lotta contro un nemico insinuatosi silenziosamente dentro di lui, fino a procurargli i sintomi che lo hanno costretto al ricovero. 

Nella serata di martedì 3 novembre Alfonso Di Massa è tornato a casa. Ha riabbracciato così la sua famiglia. I giorni dell’incubo può raccontarli a chi sta convivendo con il Covid e a chi convive con la paura del virus.

“Il mio ritorno a casa è stato emozionante. Il disagio maggiore era dovuto al contesto che si viveva all’interno dell’ospedale. Inizialmente nel reparto ad alta intensità è stato tutto molto difficile. A pochi metri da me c’era anche chi moriva, chi non riusciva a respirare. Psicologicamente è stato difficile”.

Di Massa, lei ha vissuto 30 giorni lunghissimi, è stata dura?

“Mi hanno trasferito nel reparto a bassa intensità e mi sono sentito un po’ più sollevato. Sarà un brutto ricordo della mia vita, fortunatamente oggi lo posso raccontare”.

Ha avuto paura di morire?

“Ho sempre pensato di farcela, non ho mai avuto paura di morire. Il momento più difficile è stato ritrovarmi al cospetto di persone che soffrivano, che stavano male. Guardavo le flebo che avevo, perché hanno iniziato subito la terapia. Il contesto e le terapie ti fanno prendere coscienza di dove ti trovi veramente”.

Riusciva a dormire?

“Niente affatto. E’ stato un periodo insonne, per tutti e 30 giorni. Al mio ritorno a casa ho riscoperto il gusto di dormire. Sono stati 30 giorni insonni, anche gli altri pazienti la vivono così. Dormivo per sfinimento, pochi minuti solo per stanchezza”. 

Le è sembrato di essere stato catapultato in un incubo?

“Sì, ma devo ammettere anche che l’emozione più forte l’ho vissuta quando il primario mi ha detto che il tampone era negativo. In quel momento è ritornato il sole”.

Ha avuto paura per le sue figlie?

“La preoccupazione era proprio per la mia famiglia. Fin quando non c’è stato l’esito dei tamponi, temevo di averli contagiati. Mi sono preoccupato per la loro salute”.

Alfonso Di Massa, in base alla sua esperienza, che messaggio lancia a chi sottovaluta il Covid? 

“Faccio un appello a tutti. Bisogna parlare, non nascondersi. Il Covid non è una patologia da prendere sotto gamba, dobbiamo essere attenti. Alla comparsa dei primi sintomi, anche quelli più banali, bisogna intervenire. Presa in tempo non è una patologia durissima, se curata subito le difficoltà sono minori. L’attenzione e la prevenzione sono due aspetti fondamentali dei quali tener conto per affrontare il virus in maniera seria. Rispetto a chi dice che il Covid non esiste dico che il problema c’è. Mi sono reso conto che la gente soffre e muore di Covid, soprattutto chi ha patologie già sue”.

L’isolamento in ospedale è un fattore che psicologicamente rende tutto più duro?

“Sì, ma bisogna tutelare chi è all’esterno. Un ringraziamento speciale va al dottor Natalino Barbato che mi è stato vicino in un momento di grande disagio della mia degenza. Mi ha supportato trasferendomi in un reparto a bassa intensità. Il ringraziamento va a lui e a tutti gli altri medici, gli infermieri e gli operatori sanitari. Sono stati tutti straordinari, professionali, disponibili. Non mi sarei aspettato che il personale medico potesse essere così disponibile, sono rimasto meravigliato della cura con la quale si occupano dei pazienti”.

Le arrivava sostegno dall’esterno grazie alla tecnologia?

“Tantissime persone in questo periodo mi sono state vicino, facendomi sentire tutto l’affetto possibile. Mi hanno inondato di messaggi, whatsapp e telefonate. Mi hanno dato la forza per superare questo momento di grande difficoltà, non è stato facile”.

Assessore chi si sente di ringraziare?

“Il ringraziamento particolare va ai miei colleghi di lavoro, che mi hanno aiutato e supportato. Al sindaco Cristoforo Salvati che si è dovuto sobbarcare anche il lavoro che avrei dovuto fare io insieme alla Giunta, alla quale va tutto il mio ringraziamento. Tantissime persone mi sono state vicine, come l’avvocato Resia La Mura che ha avuto un interessamento costante e mi ha mostrato la sua vicinanza”.

Come vede il suo futuro dopo questa brutta avventura?

“Questa parentesi della mia vita segnerà un nuovo modo di vivere, uno stile di vita differente. Il Covid mi ha segnato molto, per me sarà l’inizio di un nuovo percorso”.

Luigi Capasso