Scafati. Al Tarumbò di scena la cultura con “Mare nostrum lacrime, amplexibus” di Mario Acanfora

Domenica 10 novembre, a partire dalle ore 19.00, presso il locale “Tarumbò” di via Galileo Galilei a Scafati, si terrà la mostra di Mario Acanfora “Mare nostrum lacrime, amplexibus”.  Curatore Raffaele Berritto.

“Mare nostrum lacrime, amplexibus” è un racconto artistico che si fonda sul “movimento” dell’uomo e le sue conseguenze, come azione necessaria che deriva dall’istinto ramingo dei progenitori.
“Migrare – secondo Acanfora – non è un dato biologico ma un atto esistenziale e politico, il cui diritto (Ius migrandi) deve essere ancora riconosciuto. Migrare vuol dire spostarsi, cambiare luogo, scambiarsi di luogo e l’incontro con gli “altri” è ricchezza: materia prima di quell’energia creativa che è la contaminazione etnica, politica e culturale.” L’arte da sempre mette al centro della propria missione le contaminazioni culturali in tutte le sue accezioni, attraverso i linguaggi più sperimentali e innovativi e con la capacità di dare voce a fenomeni portatori di cambiamenti profondi e radicali. L’arte è raccontare la realtà in diversi modi; si è interessata della migrazione, del trasferimento di milioni di persone in cerca di futuro e di pace.

Il titolo della mostra, nasce dalla lettura delle poesie di Erri De Luca da “Solo andata” (un poema tragico che racconta il drammatico viaggio di un gruppo di emigranti clandestini) e dall’esigenza di condividere un progetto urgente e doveroso che ha l’ambizione di raccontare il presente, la storia contemporanea, l’odissea dei migranti e le storie individuali e collettive dei viaggi dei nuovi dannati della Terra. L’allestimento si snoda attraverso due tematiche: il viaggio e l’arrivo, le lacrime e gli abbracci. Le lacrime, versate per quanti sono partiti, partiti e mai arrivati, dispersi o annegati durante il viaggio. Gli abbracci, per quanti ce l’hanno fatta: arrivati nella speranza di un futuro nuovo e migliore, ma che non l’hanno trovato – “La migrazione non è più un fenomeno, è una costante del nostro tempo che va accettata, compresa e resa umana”- dice Mario Acanfora – “che ha saputo fissare a colpi di colore e fil di ferro le emozioni e i sentimenti, le reazioni e i ragionamenti di un desiderio ancestrale come quello del “movimento”.

(di Maria Lombardi)