Savoia-Sambiase 2-1: il timbro di Guida nel racconto della vittoria

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Certe partite hanno un odore preciso. Un misto di attesa, nervi tesi, sudore che ancora non c’è ma già si sente. Al Giraud l’aria è quella delle domeniche che contano davvero. Il Savoia arriva con una classifica che non fa sconti e chiede risposte vere per continuare a inseguire un sogno. Il Sambiase, con alle spalle settimane complicate, entra in campo con lo sguardo di chi sa che deve graffiare ogni pallone, senza fare calcoli. E senza fare sconti ai tanti ex che hanno lasciato un pezzo di cuore.

Bastano undici minuti per accendere tutto. Schiavi scodella un pallone teso, di quelli che invitano solo a una cosa: colpire. Umbaca è lì, solo, perfetto nel tempo. Stacco di testa, rete. Uno a zero. Il Giraud esplode, un boato che sembra liberare settimane di tensione. Umbaca non esulta: uomo e calciatore vero, alza le braccia, quasi si scusa, ma intanto ha spedito quella palla velenosa nell’angolino. È l’inizio che tutti sognavano, quello che ti fa pensare: “Oggi sì”. Due minuti dopo il Sambiase resta in dieci: Pantano entra male su Pisacane, rosso secco. In quel momento sembra davvero che la partita abbia già scelto da che parte stare.

E invece no. Perché il calcio è spietato, soprattutto quando credi di averlo in pugno. Il Sambiase di mister Lio non si scompone, cambia assetto, abbassa il baricentro e inizia a lottare in ogni centimetro, su ogni pallone. Al 38’ arriva la doccia fredda per il Savoia: fallo in area di Fiasco su Sueva, rigore. Ortolini va sul dischetto con una calma glaciale. Iuliano intuisce, ma il pallone entra. Uno a uno. Silenzio per un istante, poi l’urlo degli ospiti. Il Savoia passa in un attimo dalla sensazione di controllo a quella, scomoda, della perdita del controllo del match.

La ripresa è un assedio continuo, ma carico di ansia. Al 51’ l’occasione sembra quella giusta: rigore per il Savoia. Munoz prende il pallone, lo stadio trattiene il fiato. Tiro, parata. Un colpo durissimo. Da lì in poi è una lunga, interminabile pressione biancoscudata: Schiavi mette palloni velenosi, Munoz sfiora di testa, Guida va vicino al gol su punizione, Ledesma spreca, Umbaca ci prova ancora in mischia. Ogni occasione mancata pesa, ogni minuto che passa senza segnare aumenta la paura di una beffa. La parte bassa della clessidra è sempre più piena, quella alta si svuota e non può essere più girata.

Poi, all’81’, succede quello che il calcio sa fare solo nei suoi momenti migliori. Guida riceve al limite. Un attimo sospeso, il tempo che rallenta. Un controllo, lo spazio giusto, e quel destro che parte secco, violento, perfetto. Sotto l’incrocio. Due a uno. Il Giraud esplode come se dovesse crollare. È liberazione pura. I giocatori si abbracciano, la curva diventa un’onda, Guida corre con le braccia aperte e il volto stravolto dalla gioia. In un secondo ha trasformato l’angoscia in estasi.

Nel recupero c’è ancora un brivido, un altro tiro di Guida, Giuliani che respinge. Ma ormai conta poco. Il triplice fischio arriva come un sospiro di sollievo collettivo. Tre punti sofferti, meritati, conquistati stringendo i denti.

Il Savoia resta in campo qualche minuto in più, a respirare quell’atmosfera che solo certe vittorie sanno regalare. I tifosi cantano, consapevoli che queste partite restano addosso. Perché il calcio, quando è vero, non è solo un risultato: è un’emozione che ti prende allo stomaco, ti fa tremare e poi ti ricorda perché, alla fine, continui a innamorartene. E al Giraud, oggi, lo hanno capito tutti. La corsa continua. Il sogno anche. Lassù, dove vincono tutte, vince pure il Savoia. Con merito. E con quella sofferenza che rende tutto più vero. Savoia-Sambiase 2-1.