Savoia, l’operazione trasparenza che zittisce i nemici

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A muso duro contro chi cerca di sporcare, infangare, creare illazioni. Il Savoia non ci sta e lancia un messaggio ai nemici. Lo fa poco dopo l’alba, all’indomani della vittoria per 3-0 in casa dell’Enna, per dimostrare che la storia è cambiata (anzi, come dicono negli annunci del club riscritta), che tutto è gestito in trasparenza, alla luce del sole. Così, il legale rappresentante, nonché presidente del Savoia, Arcangelo Sessa, chiarisce la vicenda sulla gestione del bar, senza giri di parole, spiegando genesi e iter. Più trasparenza di così, insomma, è difficile trovarla nel mondo del calcio.

Questo il post del Savoia:

𝐎𝐏𝐄𝐑𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐓𝐑𝐀𝐒𝐏𝐀𝐑𝐄𝐍𝐙𝐀 – 𝐏𝐄𝐑 𝐈 𝐍𝐄𝐌𝐈𝐂𝐈 𝐃𝐄𝐋 𝐒𝐀𝐕𝐎𝐈𝐀

Torre Annunziata è una città strana. È lo specchio che non riflette mai la realtà, ma l’immagine che ciascuno vuole vedere: distorta, piegata agli angoli dell’opportunismo. E quando non si sa spiegare qualcosa, quando un progetto dà fastidio, la risposta è sempre la stessa, qui tutto si riduce a una frase, ripetuta fino allo sfinimento: “È la camorra”.

Una frase che diventa comoda scappatoia, pezza a colori da cucire addosso a ogni vicenda, anche a quelle buone. Una frase che finisce per essere peggiore della camorra stessa, perché copre le coscienze, confonde i fatti, distrugge ogni cosa. Questa frase l’avete usata come alibi, come scudo, come veleno. Perché la camorra non è solo pistole e racket: è anche distruggere quello che funziona, soffocare chi prova a costruire, infangare chi mette soldi e sacrifici per dare un futuro diverso. E così, persino dietro un progetto come quello del nuovo Savoia, nato per allontanare la mentalità camorristica – nel senso più ampio del termine – qualcuno vuole vedere “la camorra”.

I fatti sono questi. Il Savoia è nato proprio per questo: quattro imprenditori, fra cui un discendente dell’ultimo Re d’Italia, la volontà di riscrivere una storia che, purtroppo, era diventata sinonimo di camorra. Su impulso di chi quel nome lo porta, nasce il nuovo Savoia. La squadra torna a vivere, attraversa critiche, sospetti, gogna mediatica.

Abbiamo messo coraggio, capitali, lavoro e cuore. E oggi il Savoia è tornato a casa, al Giraud, tra la sua gente. Si riaprono i cancelli, torna il pubblico, torna la storia. Ma subito parte la caccia al “marcio”. Eppure non bastava. Bisognava cercare il marcio, inventarselo, urlarlo ancora: “È la camorra”, questa volta per un bar.

Strano, no? Il bar è stata una scelta di ordine pubblico. La società – su precisa direttiva delle forze dell’ordine – ha sostenuto costi, cambiato lo statuto sociale, individuato un responsabile (il Dott. Stefano Popolo, con tutte le autorizzazioni), assunto personale con contratti regolari di prestazione occasionale, emesso regolari scontrini fiscali… ecco che all’improvviso la città “vede la camorra”.

Insomma: abbiamo fatto quello che nessuno aveva mai fatto prima, mettendo ordine dove per anni c’era solo abusivismo. Eppure, a fronte di questa tempestiva e rigorosa esecuzione delle direttive impartite dalle forze dell’ordine, a Torre Annunziata qualcuno ha avuto il coraggio di gridare alle “infiltrazioni camorristiche”. La verità è che qui la camorra la vedono solo quando conviene, e solo per distruggere ciò che non riescono a controllare.

Questo non è amore per la legalità. Questo è odio da marciapiede, veleno che nasce dalla stessa mentalità camorristica che si finge di combattere. Perché anche distruggere a tutti i costi è camorra.

Noi non abbiamo paura dei controlli, anzi li chiediamo.

Oggi il bar è finalmente gestito nella legalità, a differenza di quanto accaduto in passato.

E se qualcuno pensa di incutere terrore per interessi personali, si faccia avanti: si prenda pure il bar, ma si prenda anche il resto, con tutte le responsabilità e i sacrifici che comporta.

Il nostro desiderio di chiarezza non è difesa, ma monito.

Perché a Torre Annunziata si può cambiare.

Essere camorristi non significa solo imbracciare un’arma: significa distruggere ciò che fa bene solo perché non lo si è fatto noi, significa avvelenare con le parole, significa spegnere i sogni degli altri.

Noi del Savoia siamo qui per combattere anche questo.

Per dimostrare che fare bene è più difficile, ma non impossibile.

Per regalare un sogno alla parte buona di questa città, che esiste, resiste e merita rispetto.

Vedetela pure ovunque la camorra.

Ma non oltre quel cancello giallo.

Non con i nostri colori.

Non sul nostro campo.

𝑭𝑪 𝑺𝒂𝒗𝒐𝒊𝒂 𝟏𝟗𝟎𝟖: 𝑵𝒐𝒊 𝒔𝒊𝒂𝒎𝒐 𝑮𝒊𝒂𝒏𝒄𝒂𝒓𝒍𝒐 𝑺𝒊𝒂𝒏𝒊!

𝐈𝐥 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐥𝐞 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞

𝐃𝐨𝐭𝐭. 𝐀𝐫𝐜𝐚𝐧𝐠𝐞𝐥𝐨 𝐒𝐞𝐬𝐬𝐚