Avevano dato fuoco, nel giro di un paio d’anni, a circa 600 piante custodite nel suo vivaio. E questo affinchè lasciasse dei terreni in fitto, in barba alle pratiche burocratiche, per permettere la costruzione di un fabbricato. Ora due persone legate al clan Serino di Sarno saranno processate per estorsione e danneggiamento a seguito di incendio. Il processo comincerà tra un paio di settimane davanti al collegio del tribunale di Nocera Inferiore. La vittima è un imprenditore di Sarno, con fatti racchiusi in un periodo compreso tra il 2013 e il 2015. Il danno subito e stimato all’epoca dall’uomo fu di 150mila euro. Ai due viene contestato anche l’articolo 7, cioè l’aver agito con metodo mafioso. Sono G.S. e A.S.
«A me non frega nulle delle tue piante – questo avrebbero detto i due secondo la Procura Antimafia alla vittima – perché nella mia terra comando io e se ne non te ne vai ti incendio quello che è rimasto e ti taglio pure la testa». E ancora: «Ti devo sparare, ti devo far fare la fine delle piante». Lo scopo di quelle minacce era di “agevolare” le attività criminali collegate al clan “Serino”, con vantaggi di forte rilevanza economica. Stando alle accuse, i due avrebbero agito insieme ad altre persone – mai identificate – con contestuale accusa non mossa di associazione di stampo mafioso. Un clan, quello dei Serino, a sua volta vicino nel suo periodo di forza maggiore alla Nuova Famiglia di Carmine Alfieri. E finito di nuovo nelle carte degli inquirenti sempre nel 2015, con un’indagine dei Ros che aveva scosso il mondo politico a Sarno, durante le ultime elezioni

