SAPPE. Nelle carceri continuano a morire i detenuti: “Situazione allarmante, intervenga Cartabia”

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E’ un detenuto straniero, marocchino di soli 24 anni, ristretto nel carcere romano di Regina COELI l’ennesimo morto in un carcere italiano. Ne da notizia il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri.

“L’uomo è morto ieri sera dopo avere inalato in cella il gas della bomboletta che legittimamente i detenuti posseggono per cucinarsi e riscaldarsi cibi e bevande. Non è ancora chiaro se si tratta di suicidio o le conseguenze, ma certo inquieta il fatto che proprio ieri un altro detenuto, ristretto a Monza, ha trovato la morte in analoghe modalità, sniffando il gas”, spiega il Segretario Generale SAPPE Donato Capece. “E’ ora che al posto delle pericolosissime bombolette a gas, a volte trasformate anche in bombe contro il personale, si dotino le carceri di piastre elettriche per riscaldare il cibo dei detenuti”.

“Un detenuto che muore o che, peggio, si toglie la vita in carcere è una sconfitta dello Stato e dell’intera comunità”, prosegue. “Il suicidio costituisce solo un aspetto di quella più ampia e complessa crisi di identità che il carcere determina, alterando i rapporti e le relazioni, disgregando le prospettive esistenziali, affievolendo progetti e speranze.

La via più netta e radicale per eliminare tutti questi disagi sarebbe quella di un ripensamento complessivo della funzione della pena e, al suo interno, del ruolo del carcere. E il fatto che sia morto inalando il gas dalla bomboletta che tutti i reclusi legittimamente detengono per cucinarsi e riscaldarsi cibi e bevande, come prevede il regolamento penitenziario, deve fare seriamente riflettere sulle modalità di utilizzo e di possesso di questi oggetti nelle celle.

Ogni detenuto può disporre di queste bombolette di gas, che però spesso servono o come oggetto atto ad offendere contro i poliziotti, come ‘sballo’ inalandone il gas o come veicolo suicidario. Già da tempo, come primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE ha sollecitato i vertici del DAP per rivedere il regolamento penitenziario, al fine di organizzare diversamente l’uso e il possesso delle bombolette di gas”. “Ma la morte e il suicidio di un detenuto”, precisa ancora, “rappresentano un forte agente stressogeno per il personale di Polizia Penitenziaria e per gli altri detenuti.

Per queste ragioni un programma di prevenzione del suicidio e l’organizzazione di un servizio d’intervento efficace sono misure utili non solo per i detenuti ma anche per l’intero istituto dove questi vengono implementati. E’ proprio in questo contesto che viene affrontato il problema della prevenzione del suicidio nel nostro Paese. Ciò non impedisce, purtroppo, che vi siano ristretti che scelgano liberamente di togliersi la vita durante la detenzione o che arrivino alla morte come conseguenza di una scelta scellerata quale quella di sniffare gas dalle bombolette in uso per cucinare”.

Il SAPPE torna a chiedere l’intervento della Ministra della Giustizia Marta Cartabia per affrontare la questione penitenziaria, in particolare quella di Monza che per il SAPPE rimane un’emergenza: “Da quando sono stati introdotti nelle carceri vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto, sono decuplicati eventi gli eventi critici in carcere”, conclude. “Serve un netto cambio di passo nelle politiche di gestione ed organizzazione delle carceri del Paese. Io credo che la Ministra della Giustizia Marta Cartabia debba prevedere di destinare a Capo dell’Amministrazione Penitenziaria, dopo le dimissioni anticipate di Bernardo Petralia, una figura di alto profilo: penso a gente di esperienza, che conosce le dinamiche penitenziarie. Penso a Sebastiano Ardita, Nino Di Matteo, Nicola Gratteri, Alfonso Sabella: tutti magistrati di provata esperienza e che ben conoscono le criticità del carcere. Serve gente concreta, che non solo conosce i problemi ma che li sa pure risolvere.”