Il maltempo non ha affatto scoraggiato un nutrito gruppo di cittadini di Sant’Egidio del Monte Albino, che a fronte della pioggia di sabato scorso, si sono ritrovati ugualmente per ribadire il proprio no al forno crematorio, riunendosi nei locali del teatro del Centro di Quartiere dove si è registrata una partecipazione record con cartelli e striscioni. Fin dall’ingresso, occupato già da tanti, si percepiva il malessere per un’opera fortemente combattuta, bocciata dalla popolazione con un referendum tenutosi nel giugno dello scorso anno.
A guidare la fronda l’ex sindaco Roberto Marrazzo, oggi consigliere comunale e l’esponente del MoVimento 5 Stelle Alessandra Petrosino, presidente del“Comitato No Forno”che ha riservato sui social parole durissime in questi mesi alla volta del primo cittadino. Nel Centro di Quartiere una folla compatta ha preso parte ad un’assemblea pubblica dove ha aperto gli interventi Marrazzo, di tanto in tanto applaudito e sostenuto dai presenti, a seguire il senatore del M5S Orfeo Mazzella, medico e membro della commissione Sanità del Senato, a chiudere il consigliere provinciale Gerardo Palladino.
Approfittando poi del tempo che ha dato una tregua, i partecipanti hanno alzato cartelli e striscioni per dirigersi tutti insieme davanti ai cancelli dove starebbe sorgendo l’impianto, scortati dai carabinieri di Pagani e dai vigili urbani santegidiesi con il comandante Giulio Pipelnino.
Gli organizzatori riferiscono fossero circa 500 persone. La vicenda del forno crematorio appare davvero complessa, il 24 febbraio scorso il sindaco Antonio La Mura comunicava “la determinazione definitiva dell’Amministrazione comunale di non procedere alla realizzazione del forno crematorio” e che si fosse “deciso di fermare i lavori per la costruzione del forno”.
Una decisione che sarebbe dovuta passare nel consiglio comunale del 24 febbraio poi slittato al 3 marzo, poi al 6 marzo. L’intento di La Mura sarebbe stato di far votare l’atto che avrebbe dovuto sancire “definitivamente la mancata realizzazione del forno crematorio”, ma nel consiglio comunale si consumò invece un “epilogo convulso” secondo l’ex sindaco Marrazzo perché la mozione presentata dall’opposizione contro il forno vide solo 4 voti favorevoli perlopiù della minoranza evidenziando così una spaccatura nella maggioranza. Per Marrazzo “una chiara riottosità ad adeguarsi” alla volontà di La Mura. Si arriva al 30 marzo scorso quando vengono notati alcuni camion sospetti nell’area dove sarebbe dovuto sorgere il forno crematorio, sul posto si recano subito alcuni cittadini con la Presidente del Comitato Petrosino e Marrazzo per il quale “il concessionario intendeva scaricare nel cimitero il materiale per l’installazione del forno crematorio”.
Il presidio “pacifico” durò tutta la notte per sventare eventuali altri blitz mentre il sindaco La Mura – secondo i manifestanti – li avrebbe rassicurati che sarebbe stato emesso un provvedimento per bloccare i lavori della ditta aggiudicatrice. Dopo le festività pasquali, il colpo di scena, è lo stesso Marrazzo ad annunciare che “L’amministrazione comunale con la sua incoerenza sembra essere sorda a tutte le sollecitazioni ed intenderebbe adesso far realizzare il forno crematorio”. Si organizza la mobilitazione, l’assemblea di sabato dove il senatore Mazzella ha assicurato il suo impegno nelle sedi istituzionali dove porterà la controversa vicenda presentando atti ispettivi sul forno crematorio.
“Quando ci saranno comunque delle emissioni in atmosfera che potranno depositare delle sostanze chimiche sui terreni agricoli, ancora prima dei danni che certamente potranno essere prodotti nelle generazioni future, in loro bambini, – ha detto Mazzella – già le produzioni agricole potranno avere un danno e quindi subirà un danno tutta la produzione economica di Sant’Egidio, tutto il settore produttivo deve mostrare la propria vicinanza, la Chiesa deve essere con noi, deve sfilare con noi quando ci sarà necessità, dobbiamo fermare questo scempio. Purtroppo, mancano dei decreti interministeriali che stabiliscano i limiti per le emissioni delle attività di questi forni crematori, Lo Stato non si è espresso ma noi dobbiamo fermare il forno anche da Roma”. “Scriverò ai ministri competenti – ha concluso il senatore pentastellato – affinché si intervenga sulla materia dei forni crematori che ad oggi manca di un’adeguata regolamentazione”. A cura di Anna Villani

