Sant’Antonio Abate. Scuola, il dissenso sulla didattica digitale: “Norme errate, penalizzano gli alunni”

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Educare al cambiamento, al rispetto delle regole, alla responsabilità. Dove può accadere tutto ciò se non a scuola? La scuola è la seconda casa di uno studente dal momento in cui il fanciullo inizia a frequentarla. Compito della scuola tutta, coadiuvata della famiglia, è quello di formare e tutelare gli allievi affinché diventino la risorsa umana e civile del nostro paese. Fondamentale all’educazione del discente è assicurargli il rispetto dei propri diritti, primo fra tutti il diritto allo studio.
Se un tempo si citava l’Art.34 della Costituzione Italiana secondo cui “la scuola è aperta a tutti”, oggi si richiama l’Art.2 della Convenzione ONU del 1989 il quale sancisce che nessuno deve rimanere indietro. Tutti i bambini e i ragazzi sono uguali e TUTTI devono essere raggiunti dall’insegnamento, in presenza o a distanza.

Purtroppo non tutte le scuole del territorio si preoccupano di tutelare i loro piccoli studenti e questo è il caso dell’Istituto Comprensivo “A. De Curtis” di Sant’Antonio Abate (Na) dove esiste un gruppo di bambini non salvaguardati e moralmente danneggiati: gli esclusi, quelli che hanno la fortuna di non risultare positivi al Covid-19 ma la sfortuna di essere conviventi di un positivo; bambini soggetti alla quarantena ma non all’isolamento, bambini che per rispettare le regole sanitarie sono costretti ad assentarsi dalla scuola e che da essa sono esiliati senza contatto alcuno: i bambini che non hanno diritto alla didattica digitale sincrona perché, alla De Curtis, la didattica digitale sincrona è solo per i positivi. Ogni bambino ha diritto ad essere istruito e la scuola primaria è il fondamento dell’istruzione.

Le istituzioni tutte non dovrebbero restare indifferenti difronte al guazzabuglio di norme che, invece di tutelare giovani individui, diventano punitive. Le norme vanno sì applicate ma aggiungendo ad esse sensibilità, senso civico e senso pratico “per non lasciare nessuno indietro”. I genitori non si rassegnano nel vedere calpestati i diritti dei loro piccini perché se la delusione è tanta il desiderio di giustizia va oltre.