Sanità campana: alcune cifre buone, altre no

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Secondo le cifre aggiornate al 2017, persistono forti ritardi nei tempi di pagamento ai fornitori anche se la Campania comunque cala, nei limiti massimi e minimi,
a 200 e 234 giorni rispetto a 230 e 276 del 2016. Dati invece aggiornati
al 2016 sono quelli relativi ai ricorso al taglio cesareo. Guardando alle regioni in Piano,
si legge nel Rapporto, «nelle strutture che eseguono un numero di parti inferiore a 1.000 unità nell’anno, nel 2016 si registrano punte superiori al 46 per cento in
Campania e intorno al 33 per cento in Puglia e in Molise; le restanti regioni (con valori compresi tra il 25 e il 30 per cento). Non ancora risolta, infine, in alcune regioni (Campania, Puglia, Molise e Calabria) la questione dei punti nascita con meno
di 500 parti l’anno che, oltre a comportare costi più elevati, non garantiscono
adeguati standard di sicurezza;  si collocarezza; in ritardo anche l’organizzazione
della rete neonatologica. Non è da sottovalutare il dato dei Lea che passano da quota 104 a 150, ne tantomeno quello relativo all’abbattimento dei tempi di attesa per
gli esami diagnostici e degli interventi.