Sanatoria abusi storici: cosa cambia

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Il governo italiano ha annunciato un nuovo disegno di legge delega per la revisione del Testo unico dell’edilizia (Dpr 380/2001), che approderà al Consiglio dei ministri nei prossimi giorni. L’obiettivo principale del ddl è favorire la regolarizzazione degli abusi storici, ovvero quelli realizzati prima del primo settembre 1967, e rendere più chiara e uniforme la disciplina edilizia su tutto il territorio nazionale.

La legge delega segna una vera e propria fase di “anno zero” per l’edilizia privata, semplificando la gestione delle difformità e delle irregolarità edilizie. La misura si inserisce nel solco già tracciato dai precedenti provvedimenti, come il decreto Salva casa, e punta a rendere più fluida la compravendita degli immobili e l’accesso a interventi di ristrutturazione.

Classificazione unificata delle difformità

Uno dei punti chiave del ddl riguarda la creazione di una classificazione nazionale delle tipologie di difformità. Fino ad oggi, la disciplina degli abusi e delle irregolarità edilizie variava da regione a regione, generando incertezza e complicazioni nella gestione delle pratiche. Il nuovo impianto normativo punta a standard minimi uniformi, che faciliteranno la regolarizzazione e semplificheranno le procedure per cittadini e professionisti.

Il ddl conferma anche il superamento della doppia conformità, ossia l’obbligo di dimostrare la conformità urbanistica sia al momento della realizzazione dell’opera sia al momento della richiesta di sanatoria. Questa misura era già stata applicata parzialmente con il Salva casa, ma il nuovo testo ne estenderà l’applicazione, rendendo più semplice la regolarizzazione delle difformità.

Semplificazione dello stato legittimo

Sempre nella logica di semplificazione, il ddl punta a chiarire e facilitare la dimostrazione dello stato legittimo degli immobili. La ricostruzione della conformità urbanistico-edilizia sarà resa più lineare, permettendo di velocizzare le pratiche e garantire maggiore certezza ai proprietari di immobili e agli operatori del settore.

Riordino dei titoli edilizi

Un’altra parte centrale del ddl riguarda il riordino dei titoli edilizi, come i permessi di costruire e le segnalazioni certificate di inizio attività (Scia). L’obiettivo è aumentare trasparenza ed efficienza, riducendo i tempi burocratici e introducendo strumenti come il silenzio-assenso o il silenzio-devolutivo per le amministrazioni inadempienti. Questo permetterà di snellire le procedure e dare certezza ai cittadini e alle imprese.

Rigenerazione urbana e flessibilità delle destinazioni d’uso

Il ddl introduce principi innovativi per la rigenerazione urbana, favorendo l’alternanza di destinazioni d’uso omogenee senza richiedere procedure complesse. Residenziale, commerciale di vicinato e terziario di prossimità potranno convivere senza generare impatti urbanistici significativi, agevolando la riconversione degli edifici e la rinascita di quartieri e centri urbani.

In parallelo, il ddl prevede una revisione completa della disciplina degli oneri edilizi e dei contributi di costruzione, con lo scopo di incentivare la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente.

Digitalizzazione e gestione trasparente del patrimonio edilizio

Un capitolo fondamentale riguarda la digitalizzazione delle procedure e l’interoperabilità delle banche dati pubbliche. Sarà istituito un fascicolo digitale delle costruzioni, un’anagrafe digitale degli immobili che consentirà di monitorare in modo trasparente tutte le vicende edilizie e urbanistiche. Questo strumento migliorerà la gestione del patrimonio, semplificherà l’accesso alle informazioni e garantirà maggiore certezza sulle situazioni amministrative degli immobili.

Tempistiche e passaggi parlamentari

Per l’esercizio della delega, il governo avrà dodici mesi per predisporre il Codice dell’edilizia e delle costruzioni, che sostituirà il Dpr 380/2001. Prima dell’adozione, però, il ddl dovrà affrontare il passaggio parlamentare, con la commissione Ambiente della Camera già impegnata nelle audizioni e nel coordinamento tra le proposte di maggioranza presentate da Forza Italia e M5S.