Quando affidò la figlia ai servizi sociali, non aveva – economicamente – alcuna possibilità di occuparsene. Era disoccupata e non poteva contare in nessun modo sul padre della piccola, tossicodipendente. Una scelta sofferta dunque, dettata dall’esigenza di assicurare alla sua bambina un futuro migliore. A distanza di tempo, la donna è però riuscita a dare stabilità alla propria vita: ha un lavoro ed un compagno, ma nel frattempo la macchina della giustizia ha fatto il suo corso. La piccola, che oggi a 10 anni, è stata dichiarata adottabile dal Tribunale dei Minori ed affidata ad una famiglia. Intensa la battaglia condotta dalla madre, che si è vista intanto respingere i ricorsi proposti, sia in primo grado che in appello. La storia arriva da San Valentino Torio. Per i giudici, quello della donna fu all’epoca un atto di abbandono, alla cui base sarebbero state riconosciute «profonde carenze affettive». Di contro, la linea difensiva della madre: non si trattò di abbandono, ma di un doloroso gesto d’amore, compiuto solo per garantire una dignitosa esistenza alla piccola, con la prospettiva di un ricongiungimento non appena le condizioni fossero mutate. Dopo la separazione dalla piccola, la donna ottenne comunque dai Servizi Sociali la possibilità di incontrarla regolarmente, fino a che la bimba non raccontò agli assistenti sociali di aver subito abusi da uno zio. Quindi l’interruzione degli incontri con la madre e l’avvio di un’inchiesta, da cui emerse però che non si era in realtà consumato alcun abuso. La bambina aveva inventato tutto, ma per i giudici quelle bugie erano espressione di un profondo disagio. Il Tribunale, sulla base della riconosciuta incapacità genitoriale della donna, ha dunque dichiarato adottabile la piccola: una soluzione drastica ma l’«unica possibile per garantire l’interesse della minore ad una crescita adeguata e serena». Possibile, a questo punto, che la donna decida di ricorrere in Cassazione.

