San Matteo 2014, il processo riprende il 2 febbraio 2017

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l'arcivescovo Moretti (foto tratta dal sito del comune di Salerno e scattata nel 2010, in occasione dell'arrivo del prelato nella cittadina campana)

Si è svolta ieri mattina al Tribunale di Salerno l’udienza fiume per la vicenda di San Matteo 2014. A  due anni di distanza da quella che fu definita come “la processione della vergogna”, la documentazione è stata esaminata innanzi al Giudice monocratico Dottor Trivelli, Sostituto Procuratore Dottoressa Fittipaldi.

20 imputati sono a processo per rispondere di offese a confessione religiosa mediante vilipendio di persone nonchè di turbamento di funzioni religiose del culto di una confessione religiosa. Il corteo religioso di quell’anno in onore del Santo Patrono fu caratterizzato da polemiche e contestazioni nei confronti dell’Arcivescovo Monsignor Luigi Moretti. Si sono esaminate in aula il materiale video girato dalla Polizia. Prossimo round all’udienza del il 2 febbraio 2017 per il prosieguo dell’istruttoria dibattimentale. Difensore di uno degli imputati è l’avvocato Alessandro Trapanese di Nocera Inferiore.

I fatti si riferiscono alla processione di San Matteo dello scorso 21 settembre 2014. L’uscita del patrono di Salerno per le strade della città non fu affatto una cosa semplice. Lo stesso arcivescovo Luigi Moretti dovette gestire una situazione complessa dapprima con l’allora sindaco Vincenzo De Luca, poi con i portatori. Arcivescovo e sindaco litigarono poco prima della processione per una serie di questioni legate alla funzione e i posti riservati alle autorità. Coi portatori, invece, la situazione fu ben più difficile: Moretti, infatti, aveva deciso che i santi fossero preparati nell’atrio. La decisione fece infuriare i portatori che dovettero rinunciare alla tradizionale uscita dal duomo. Da lì, numerosi i colpi di scena: i capiparanza, infatti, decisero di effettuare non solo ritardi sul percorso ma anche giravolte, soste non previste e stravolgimenti del percorso della processione. I portatori, infatti, rifecero tutte le tappe che la Curia aveva eliminato. Davanti alla Provincia la situazione più imbarazzante: le statue, sempre in segno di protesta, furono poggiate in strada. Una cosa mai successa. La processione, che doveva essere più breve, durò invece oltre 3 ore. Moretti fu scortato da questore e Digos mentre passava tra la folla, fino al suo rientro in Cattedrale, insieme al Braccio di San Matteo. All’indomani della funzione fu aperta l’inchiesta,