San Marzano. Falsa testimonianza davanti al giudice. Conosceva il movente dell’omicidio “Langella”

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Dovrà rispondere di falsa testimonianza, perché davanti ai giudici omise di dire quello che sapeva sull’omicidio di Luigi Langella, il 30enne ucciso con una coltellata al cuore il 27 febbraio del 2007. Davanti al giudice monocratico, con l’accusa di falsa testimonianza, comparirà ora P.D. , 66enne di San Marzano sul Sarno. Il contesto è quello dell’omicidio di Luigi Langella, 30enne che fu ferito e poi colpito mortalmente prima al dito della mano destra e poi alla regione costale sinistra, morendo poi per arresto cardiocircolatorio. I carabinieri ci impiegarono un po’ ad individuare l’omicida (quasi due anni), a causa di una grossa omertà negli ambienti, le poche prove raccolte e le testimonianze risultate non utilissime ai fini investigativi. Si batterono diverse piste, persino quella della camorra o della donna sbagliata, per individuare il movente. Solo il 18 dicembre 2008, alle ore 10.00, i carabinieri di San Marzano insieme a quelli di Nocera Inferiore, individuarono il giovane che aveva colpito con un coltello Langella. Era Giovanni Prisco, ragazzo di 27 anni. Alla base del litigio avvenuto all’interno di una salumeria, una banale questione di soldi. Un credito che Prisco doveva recuperare dalla vittima.

Tra le tante persone sentite dai carabinieri all’epoca, una di queste sarà ora processata per falsa testimonianza. L’uomo avrebbe taciuto su ciò che sapeva sulla dinamica dell’omicidio. Quella sera, poco prima dei fatti, aveva avuto modo di ascoltare un litigio all’interno della salumeria gestita da Prisco, tra quest’ultimo e la vittima. Circostanze che l’uomo riferì «in via confidenziale» alla sorella della vittima, in occasione della visita di condoglianze effettuata presso l’abitazione di famiglia. In questo modo, avrebbe reso «dichiarazioni false e reticenti al magistrato inquirente, tacendo ciò che sapeva in ordine ai fatti per i quali veniva sentito»