Salvini sul ddl consenso: “Serve una norma non soggetta a interpretazioni”

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Matteo Salvini assolto in Cassazione nel caso Open Arms

Il leader della Lega e il capogruppo Molinari chiedono un intervento sul testo: “Serve una norma chiara, non uno spazio per vendette personali”

Il ddl sul consenso “è assolutamente condivisibile come principio, però una legge che lascia troppo spazio alla libera interpretazione del singolo rischia di intasare i tribunali e di alimentare lo scontro invece di ridurre le violenze”. Lo ha dichiarato il leader della Lega Matteo Salvini, intervenendo alla Camera durante la conferenza stampa del partito dedicata ai risultati delle elezioni regionali.

Il vicepremier ha ricordato il contributo della Lega alle norme contro la violenza di genere: “Sono orgoglioso che anche la Lega abbia contribuito alla legge sul femminicidio. Giulia Bongiorno, madre del Codice Rosso, non ha rinviato l’approvazione della legge, ma da avvocato esperto ha rilevato che un testo così vago poteva lasciare spazio alla vendetta personale”. Salvini ha spiegato che una norma poco precisa potrebbe portare “migliaia di uomini e donne a usare la legge per regolare conti privati, con conseguenze anche per i minori”.

Il leader della Lega ha difeso la posizione di Bongiorno: “Non si può sospettare di lei. È tra le più scrupolose e ha difeso tante vittime di violenza. Ma l’idea di un consenso preliminare, informato e attuale, così come è scritto, apre scenari pericolosi. Un reato deve essere circoscritto”.

A fare eco a Salvini è stato il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari. Intervenendo a Sky TG24, ha sottolineato che “va bene voler votare il testo entro una data simbolica come il 25 novembre, ma quando si parla di diritto penale bisogna evitare storture. Si parla della vita delle persone”. Molinari ha ribadito la credibilità di Bongiorno nella lotta alla violenza di genere e ha spiegato che l’esame del testo in Senato non poteva essere liquidato rapidamente: “Arrivato solo ieri, non può essere valutato in cinque minuti. La Commissione farà il suo lavoro, come avviene alla Camera. Non è un intoppo, ma una procedura necessaria. Se un testo è migliorabile, è giusto intervenire”.