Salerno. Ha un tumore ma l’apparecchio non lo “vede”: l’odissea di una paziente

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Si sono detti letteralmente senza parole una donna di Salerno e i suoi familiari per la vicenda che ha riguardato una diagnosi di carcinoma mammario prima effettuata al Ruggi e poi non confermata dalle apparecchiature. A raccontare l’odissea della paziente è stato il presidente del comitato di quartiere centro storico Minoliti in un’intervista resa al quotidiano La Città.

Secondo il suo racconto, la sua familiare aveva notato alcune anomalie a seguito di un controllo dell’ingrossamento dei linfonodi. Giunti alla breast unit del Ruggi, la prima diagnosi: la possibilità di un tumore.

Da lì, l’odissea di controlli su controlli con diverse apparecchiature. Solo che nessuno dei macchinari presenti, come Minoliti stesso ha raccontato, era riuscito ad individuare il tumore.

Da lì, il sospetto che qualcosa non andasse. Piuttosto che credere in un “miracolo”, la signora si è rivolta ad un centro specialistico di Milano. Lì, la diagnosi “corretta”: il tumore c’era. E si era anche esteso.

Subito l’intervento, avvenuto lo scorso febbraio. Ora la signora sta bene. La polemica, però, è sorta lo stesso. La famiglia, infatti, pur osannando il duro lavoro dei medici della Breast Unit dell’ospedale di via San Leonardo, ha comunque puntato il dito sulla discrepanza dei risultati ottenuti dai due presidi ospedalieri. Nel mirino, le attrezzature diagnostiche, forse non più all’avanguardia e che quindi potrebbero creare non pochi problemi ad altre pazienti con problematiche sulle quali un intervento in tempi record farebbe molto di più.