Salerno. Gli operai delle Fonderie Pisano: “Noi vittime di un gioco politico”

di Luigi Ciamburro

Fonderie Pisano, secondo tempo. Dopo la chiusura dello stabilimento di via dei Greci a  seguito di un provvedimento della magistratura, con sette persone indagate  – di cui cinque coamministratori Pisano – circa 150 famiglie sono sull’orlo del baratro, con l’impossibilità di accedere alla cassa integrazione o ad altri ammortizzatori sociali, in attesa di una delocalizzazione che sembra lontana dal realizzarsi. Ieri gli operai hanno manifestato dinanzi alla sede della Provincia per protestare, senza neppure essere accolti dal presidente Giuseppe Acanfora né dagli assessori, con blocchi pacifici del traffico in via Roma e con gli agenti in tenuta antisommossa pronti ad intervenire. Scene di autentico caos, perché il lavoro da diritto diventa motivo di battaglia. “Le istituzioni finora sono state assenti nella campagna elettorale, adesso ci diano una mano per avviare la delocalizzazione e ci siano vicine… Ovviamente loro non possono schierarsi dalla nostra parte o da quella dei comitati, ma quantomeno chiediamo collaborazione”, ci racconta un operaio di nome Mimmo. I dipendenti delle Fonderie si sentono vittime di un gioco politico, “speculano sulle spalle di noi lavoratori, fanno i propri interessi… Quello che hanno fatto nell’area industriale a Fratte non è politica? Prima abuso edilizio e poi condonato, questa è politica, accontentare chi ha votato qualcuno…”. Ma adesso non è il tempo delle accuse, ci sono 150 famiglie salernitane che a breve resteranno senza stipendio, una spada di Damocle che di questi tempi significa disperazione. Il 30 giugno la delegazione sindacale dei lavoratori andrà a Roma, al ministero dello Sviluppo Economico per un tavolo istituzionale dove si studieranno le soluzioni per la delocalizzazione delle Fonderie, unico obiettivo verso cui si dovrà camminare con la massima coesione e celerità. “Un incontro forse non decisivo ma sicuramente importante, ci aspettiamo che si inizi a fare qualcosa non di ufficiale, ma di tangibile, di importante”.