La Salernitana di Giuseppe Raffaele sta attraversando il momento offensivo più complicato della stagione. Dopo un avvio brillante, con almeno un gol segnato in ognuna delle prime nove giornate, la squadra granata ha improvvisamente rallentato. Dal successo per 2-0 a Catania del 19 ottobre, infatti, la formazione campana ha trovato la via della rete soltanto due volte – entrambe nella vittoria contro la Casertana – per poi fermarsi di nuovo. Il digiuno offensivo tocca oggi quota 195 minuti, un dato preoccupante che solo il Foggia, con 301 minuti senza segnare, riesce a peggiorare.
Il problema è soprattutto legato alle punte: Inglese e Ferrari non segnano dal 5 ottobre, e il bottino complessivo della squadra si ferma a 18 gol, lo stesso raccolto nelle prime tredici giornate della stagione 2014/15, quella dell’ultima promozione in Serie B. Numeri che raccontano una flessione evidente in una fase del torneo in cui la concorrenza diretta sta accelerando.
Eppure, fino a poche settimane fa, la Salernitana era una delle squadre più imprevedibili in zona gol, con dieci marcatori diversi e un reparto offensivo capace di colpire in più modi. Ora, però, la produzione si è inceppata, mentre Potenza e Siracusa – due formazioni costruite con ambizioni più contenute – hanno superato i granata per prolificità.
La nota positiva resta la tenuta difensiva: la squadra di Raffaele concede poco e continua a essere solida dietro, ma questo equilibrio non basta più per fare la differenza. Il tecnico dovrà ritrovare fiducia e fluidità nella manovra d’attacco, cercando nuove soluzioni per riaccendere la scintilla di un reparto che si è improvvisamente spento.
Per rimettersi in corsa, la Salernitana ha bisogno di ritrovare ciò che l’aveva resa pericolosa a inizio stagione: ritmo, imprevedibilità e soprattutto il gol, la medicina più potente per guarire qualsiasi crisi.

