C’è una linea sottile che separa l’antimafia delle interrogazioni parlamentari da quella delle scelte politiche quotidiane. È su quella linea che, oggi, si concentra l’attenzione attorno a Sandro Ruotolo. Un nome che per anni ha incarnato la battaglia istituzionale contro le infiltrazioni criminali, ma che ora finisce al centro di una narrazione molto più complessa, fatta di prese di posizione, dimissioni improvvise e silenzi che fanno rumore.
Il punto non è la legittimità di un percorso politico. Il punto è la coerenza. E la coerenza, in territori come Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, pesa come una sentenza.
Ruotolo e le interrogazioni parlamentari contro i Comuni a rischio
Tra il 2021 e il 2022 l’allora senatore Sandro Ruotolo ha portato la questione delle infiltrazioni camorristiche direttamente nelle aule parlamentari. A suon di interrogazioni ha chiesto l’intervento della Commissione d’accesso in due Comuni simbolo del Vesuviano: Castellammare di Stabia, allora guidata dal centrodestra, e Torre Annunziata, amministrata dal Partito Democratico.
L’esito è noto. Entrambi i Comuni sono stati sciolti per infiltrazioni della criminalità organizzata. Una doppia decisione che, all’epoca, sembrò rafforzare l’immagine di Ruotolo come figura trasversale, pronta a colpire senza guardare al colore politico.
Era l’antimafia delle carte, delle relazioni, delle richieste formali allo Stato. Un’antimafia che parlava il linguaggio delle istituzioni.
Ruotolo candidato e il ritorno a Castellammare
Con la campagna elettorale del 2024 lo scenario cambia. Ruotolo scende in campo in prima persona, si candida a Castellammare di Stabia e viene eletto consigliere comunale. Non solo. Diventa uno dei principali sponsor politici di Gigi Vicinanza, candidato sindaco, con cui costruisce un asse politico dichiarato.
È una scelta legittima, ma carica di significati. Castellammare è lo stesso Comune per cui, pochi anni prima, Ruotolo aveva chiesto l’intervento dello Stato per infiltrazioni mafiose. Tornarci da protagonista politico significa assumersi una responsabilità diretta, non più mediata dalle interrogazioni.
Torre Annunziata, il centrosinistra e il vicesindaco
Nel frattempo Ruotolo appoggia apertamente il centrosinistra a Torre Annunziata. Qui il risultato politico è tangibile: il vicesindaco è Tania Sorrentino, vedova di Giuseppe Cerrato, simbolo di una città ferita dalla violenza criminale.
Le inchieste DDA e Castellammare sotto pressione
Il quadro si complica ulteriormente quando due inchieste della Direzione distrettuale antimafia accendono i riflettori su Castellammare di Stabia. Le indagini fanno emergere rapporti ritenuti anomali tra alcuni consiglieri comunali e i clan.
Nino Di Maio si dimette immediatamente dopo aver appreso che figlio e nipote risultano indagati. Una scelta netta, che mira a proteggere l’istituzione prima ancora della difesa personale.
Diverso il comportamento di Gennaro Oscurato, intercettato al telefono con il cassiere del clan D’Alessandro. Nessun passo indietro. Anzi, la sua presenza a un brindisi di Capodanno insieme al sindaco Vicinanza diventa un’immagine simbolica di una città che sembra non aver imparato la lezione.
Ruotolo si dimette e teme la Commissione d’accesso
È in questo clima che arriva la mossa più clamorosa. Temendo l’arrivo di una nuova Commissione d’accesso, Ruotolo si dimette dal Consiglio comunale di Castellammare. Prima, però, chiede pubblicamente le dimissioni di Vicinanza e arriva a invocare una sfiducia politica al Partito Democratico.
Una presa di posizione forte, tardiva per alcuni, necessaria per altri. Ma che apre una domanda inevitabile: perché questo rigore non è stato applicato con la stessa forza anche a Torre Annunziata?
Il silenzio su Torre Annunziata e la Commissione già insediata
A Torre Annunziata, infatti, la Commissione d’accesso è già insediata da due settimane. Eppure, da Ruotolo, non arriva una parola. Nessuna richiesta di dimissioni, nessuna presa di distanza pubblica, nessuna interrogazione rumorosa come quelle del passato.
Il silenzio diventa assordante. Soprattutto perché Torre Annunziata è stata, ed è, uno dei laboratori politici in cui Ruotolo ha esercitato influenza e costruito assetti.
Il nodo Nicola Corrado e la memoria lunga della città
A Castellammare il referente politico di Ruotolo è Nicola Corrado. Ex vicesindaco, oggi dirigente nazionale del PD. Un profilo che porta con sé una storia familiare pesante e simbolica.
Corrado è figlio di Sebastiano, consigliere comunale e potente dirigente dell’Usl, ucciso in un agguato di camorra nel 1992. Un delitto senza colpevoli, ma che secondo ipotesi antimafia sarebbe legato al rifiuto di condividere mazzette con il clan D’Alessandro.
Una storia che restituisce tutta la complessità di un territorio dove le biografie personali si intrecciano con la violenza criminale, e dove l’antimafia non può permettersi scorciatoie.
Ruotolo tra simbolo e contraddizione
Sandro Ruotolo resta una figura centrale del racconto antimafia italiano. Ma oggi il suo percorso politico locale mostra crepe evidenti. L’antimafia delle interrogazioni ha regole chiare, quella del governo dei territori è molto più scivolosa.
Dimettersi può essere un atto di responsabilità. Tacere, invece, è sempre una scelta. E in città come Castellammare e Torre Annunziata, le scelte non restano mai senza conseguenze.

