Rubavano pesce dal magazzino per rivenderlo: due arresti

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Per un anno e mezzo il sistema ha funzionato senza intoppi. Entravano, prendevano la merce, uscivano. Nessun allarme. Nessun sospetto immediato. Solo scatole di prodotti ittici che, giorno dopo giorno, sparivano da un magazzino aziendale come se fosse normale amministrazione. Alla fine il conto è stato pesantissimo: circa 220 furti e un danno economico stimato in 700mila euro.

L’arresto dei due dipendenti

I carabinieri della Compagnia di Sorrento hanno arrestato due uomini, un 60enne di Piano di Sorrento e un 41enne di Torre Annunziata, entrambi dipendenti dell’azienda colpita. Per loro sono scattati gli arresti domiciliari. L’accusa è chiara: furto aggravato e continuato di prodotti ittici sottratti direttamente dal luogo di lavoro.

Secondo gli investigatori, coordinati dalla Procura del Tribunale di Torre Annunziata, non si è trattato di episodi isolati o improvvisati. Al contrario, l’attività illecita sarebbe stata pianificata e ripetuta con metodo per oltre diciotto mesi.

L’inizio nel marzo 2023

La ricostruzione parte dal marzo del 2023. È in quel periodo che, secondo gli inquirenti, si verificano i primi episodi di sottrazione della merce. All’inizio piccoli quantitativi, difficili da notare in un magazzino che gestisce quotidianamente grandi volumi di prodotti ittici.

Col passare dei mesi, però, i prelievi diventano sempre più frequenti. Un furto dopo l’altro. Sempre con le stesse modalità. Sempre senza lasciare segni evidenti di effrazione.

Il sistema delle chiavi duplicate

Uno degli elementi centrali dell’indagine riguarda l’accesso al deposito. I due uomini, stando agli accertamenti, si sarebbero introdotti nel magazzino utilizzando un duplicato delle chiavi, ottenuto illecitamente. Un dettaglio che spiega come sia stato possibile entrare e uscire senza destare sospetti e senza danneggiare porte o serrature.

Un accesso pulito, apparentemente legittimo, che ha permesso ai due di muoversi all’interno dell’azienda come se stessero semplicemente svolgendo il proprio lavoro.

Le “ordinazioni” di un terzo soggetto

Dietro i furti non ci sarebbe stato solo l’interesse personale dei due arrestati. L’obiettivo, secondo quanto emerso dall’inchiesta, era soddisfare le ordinazioni di un terzo soggetto, non ancora chiarito nei dettagli. Un canale di destinazione che avrebbe garantito uno sbocco costante alla merce rubata.

Il meccanismo era semplice quanto efficace: prelevare i prodotti dal magazzino aziendale e immetterli in un circuito parallelo, generando profitti illeciti e un danno crescente per l’azienda derubata.

La svolta nel dicembre 2024

Per mesi l’attività è proseguita indisturbata, fino a quando l’indagine ha registrato una prima svolta nel dicembre dello scorso anno. In quell’occasione uno dei due uomini è stato bloccato dai carabinieri mentre stava effettuando l’ennesimo trasporto di prodotti ittici.

Un fermo che ha consentito agli investigatori di ricostruire l’intero schema, collegando i singoli episodi e dando una dimensione complessiva a quella che, inizialmente, poteva sembrare una serie di anomalie contabili.

Un danno economico e di fiducia

Il valore complessivo della merce sottratta è stimato intorno ai 700mila euro. Una cifra che racconta non solo il danno economico subito dall’azienda, ma anche la rottura di un rapporto di fiducia. I furti sarebbero stati commessi da persone che conoscevano perfettamente i ritmi, gli spazi e le vulnerabilità del magazzino.

Un tradimento che pesa quanto il danno materiale e che riporta al centro il tema della sicurezza interna nelle aziende, soprattutto in settori ad alto valore commerciale come quello ittico.

L’inchiesta continua

L’indagine non è ancora conclusa. Gli inquirenti stanno approfondendo il ruolo del terzo soggetto destinatario delle “ordinazioni” e verificando se vi siano ulteriori responsabilità o complicità. Intanto, per i due dipendenti arrestati, si chiude un capitolo iniziato in silenzio e finito con l’intervento dei carabinieri.