Non sarà un condono, ma neppure un perdono. La rottamazione quinquies, quinta edizione della definizione agevolata delle cartelle esattoriali, si prepara a debuttare in un contesto economico e politico delicato. Il governo punta a chiudere il dossier nella riunione di maggioranza dell’8 ottobre 2025 a Palazzo Chigi, con l’obiettivo di coniugare rigore di bilancio e flessibilità verso i contribuenti.
Il provvedimento nasce con l’obbligo di mantenere il deficit sotto il 3% e con risorse limitate — circa un miliardo di euro — da destinare alla misura.
Le nuove regole: 96 rate in 8 anni e addio alle maxi-rate iniziali
La versione più recente della rottamazione quinquies prevede una dilazione fino a 96 rate in 8 anni, con 12 pagamenti annuali e rate minime non inferiori a 50 euro.
Si tratta di una revisione della proposta originaria del presidente della Commissione Finanze, Alberto Gusmeroli, che ipotizzava 120 rate in dieci anni. La riduzione dei tempi è dovuta principalmente alla necessità di limitare l’impatto sui conti pubblici.
Una delle principali novità sarà la scomparsa delle maxi-rate iniziali, quelle che nelle precedenti edizioni concentravano il 20% del dovuto nelle prime due scadenze. La quinquies introdurrà rate costanti per l’intero piano, rendendo il pagamento più sostenibile e prevedibile.
Anticipo e fee d’ingresso: le ipotesi sul tavolo
Resta da sciogliere il nodo dell’anticipo obbligatorio. Una parte della maggioranza propone un acconto del 5% per i debiti oltre i 50.000 euro, come segnale di affidabilità fiscale. Altri spingono per una adesione senza fee né anticipo, per favorire la partecipazione e semplificare la procedura.
Al momento, la soluzione più probabile sembra essere quella di eliminare la fee d’ingresso, con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione chiamata a comunicare l’esito della domanda entro 10 giorni, tempi record rispetto alle passate edizioni.
Decadenza: scontro tra linea dura e tolleranza
Altro punto caldo è quello della decadenza dal piano di pagamento. Il Ministero dell’Economia vorrebbe applicare le stesse regole delle rateazioni ordinarie (articolo 19 del DPR 602/73), ovvero la decadenza dopo due rate non pagate, anche non consecutive.
Altri tecnici, invece, chiedono una tolleranza più ampia — fino a otto rate — per evitare che la misura si trasformi in un “percorso a ostacoli”. La decisione finale determinerà l’equilibrio tra rigore fiscale e inclusione sociale.
Chi potrà aderire alla nuova rottamazione
Il governo punta a escludere i “rottamatori seriali”, ossia chi ha aderito alle precedenti definizioni solo per bloccare pignoramenti o fermi amministrativi, senza poi onorare i pagamenti.
In compenso, potrebbero essere riammessi i decaduti dalle precedenti edizioni, con piani più lunghi — otto anni invece dei cinque attuali. Tuttavia, alcune bozze di testo risultano ancora contraddittorie, lasciando aperta l’interpretazione su chi sarà effettivamente ammesso.
I debiti inclusi nella sanatoria
La rottamazione quinquies dovrebbe riguardare i carichi affidati alla riscossione fino al 31 dicembre 2023. Tuttavia, parte della maggioranza spinge per estendere la finestra al 31 dicembre 2024, includendo i ruoli più recenti.
Restano comunque escluse le sanzioni penali, i danni erariali riconosciuti dalla Corte dei conti e gli aiuti di Stato da restituire, in linea con le precedenti edizioni.
I risultati delle precedenti rottamazioni
Dal 2016 a oggi, le quattro edizioni della rottamazione hanno recuperato 38 miliardi di euro su un potenziale di 112 miliardi, coinvolgendo quasi 8 milioni di contribuenti. Tuttavia, circa la metà (49%) ha abbandonato il piano prima della fine, con punte del 70% nella “rottamazione-ter”.
Un dato che spinge il governo a puntare su una misura più realistica e sostenibile, capace di garantire incassi stabili nel tempo senza compromettere la disciplina fiscale.
Un equilibrio difficile tra rigore e consenso
La rottamazione quinquies 2025 nasce come un compromesso: una “pace fiscale moderata” che prova a conciliare la necessità di recuperare gettito con quella di dare respiro ai contribuenti in difficoltà.
Il successo della misura dipenderà dalla capacità del governo di trovare un equilibrio tra rigore contabile, equità e semplificazione. Un equilibrio fragile, ma decisivo per la credibilità economica dell’Italia.

