ROMA – La Rottamazione 2025 quinquies finisce al centro della polemica politica e istituzionale. Gli organismi di controllo – Istat, Banca d’Italia, Corte dei Conti e Ufficio parlamentare del Bilancio – si sono presentati in Parlamento puntando il dito contro alcune delle misure cardine della manovra, tra cui proprio la nuova definizione agevolata dei debiti fiscali.
Il giudizio complessivo? Prudenza nei conti pubblici, ma forti dubbi sulla reale efficacia di alcuni provvedimenti.
Unica voce fuori dal coro, quella del Cnel, guidato da Renato Brunetta, che definisce la legge di bilancio “un esercizio di equilibrio”, riconoscendo al governo una linea di continuità nella gestione finanziaria.
Rottamazione 2025 quinquies: è una sfida tra valutazioni e decisioni?
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ribadito che i pareri delle istituzioni “sono valutazioni tecniche, non decisioni politiche”. Tuttavia, il fronte delle critiche appare compatto.
La Banca d’Italia mette in guardia: “L’evasione fiscale danneggia la crescita e produce iniquità, sfavorendo le imprese e i cittadini onesti”. E aggiunge: “Un’ulteriore rottamazione non aiuta a recuperare gettito”.
Secondo i dati di Palazzo Koch, la Rottamazione 2025 quinquies comporterebbe “una perdita di gettito di 1,5 miliardi nel 2026 e 0,5 miliardi medi nei due anni successivi”. Dubbi anche sull’iperammortamento, che rischierebbe di penalizzare “le imprese giovani e in crescita”.
Le perplessità della Corte dei Conti sono giuste?
La Corte dei Conti non è convinta dell’utilità della misura. I magistrati contabili definiscono il “perimetro limitato” della nuova Rottamazione 2025 quinquies insufficiente a garantire un miglioramento della compliance fiscale.
Eppure la lealtà verso il fisco, sottolinea il direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone, è un pilastro essenziale per lo Stato: nel 2024 il rispetto degli adempimenti fiscali ha garantito 4,5 miliardi di euro, pari al 20% del recupero ordinario dell’Agenzia.
L’Ufficio parlamentare del Bilancio conferma un trend positivo (“la propensione a evadere sta diminuendo”) ma ammonisce: “Il disegno di legge di bilancio interviene solo marginalmente sul fenomeno”, che nel 2022 valeva ancora circa 100 miliardi di euro.
Affitti brevi, Isee e il rischio del sommerso
Nel mirino della Corte dei Conti anche altre misure fiscali collegate: l’aumento della cedolare secca dal 21% al 26% sugli affitti brevi “potrebbe incentivare le locazioni non dichiarate”, accrescendo il sommerso.
L’Istat invece evidenzia come la riforma dell’Isee comporti un beneficio medio di 145 euro per 2,3 milioni di famiglie, “solo l’8,6% delle famiglie residenti”, un impatto giudicato troppo limitato.
Sanità e disuguaglianze: l’altra emergenza sociale
Il fronte sanitario resta il più fragile. Sempre l’Istat denuncia che quasi un italiano su dieci ha rinunciato a curarsi nel 2024 per motivi economici o per le liste d’attesa troppo lunghe.
“È un’emergenza vera, e il governo non dà risposte”, attacca la segretaria del Pd Elly Schlein, annunciando battaglia in Parlamento.
Il centrodestra respinge le accuse: “Abbiamo aumentato il finanziamento del sistema sanitario – replicano fonti di governo – mentre altri, in passato, hanno tagliato senza garantire servizi”. La Rottamazione 2025 quinquies divide dunque politica e istituzioni. Da un lato, l’esecutivo rivendica la prudenza dei conti e la volontà di sostenere imprese e famiglie; dall’altro, gli enti indipendenti mettono in guardia dal rischio di “premiare i morosi” e ridurre le entrate future.
Una sfida di bilancio, ma anche di credibilità, per un’Italia che deve ancora trovare equilibrio tra rigore fiscale e giustizia sociale.

