Roma, ecco chi sono i nuovi santi proclamati oggi da Francesco

Inizierà tra pochi minuti, alle 10.15, la lunga messa in Piazza San Pietro per la canonizzazione di Alfonso Maria Fusco. Il prelato angrese sarà proclamato santo da Papa Francesco nel corso della messa, e nell’Agro la gioia è già incontenibile. Ad Angri è tutto pronto, allestito il maxischermo che permetterà a quanti non si son potuti recare a Roma di assistere alla canonizzazione del fondatore della casa delle suore battistine.

I santi che Francesco oggi proclamerà sono sette: Salomone Leclercq (1745-1792), Giuseppe Sánchez del Río (1913-1928), Manuel González García (1877-1940), Lodovico Pavoni (1784-1849), Alfonso Maria Fusco (1839-1910), Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero (1840-1914), Elisabetta della Santissima Trinità Catez (1880-1906). Per cinque di essi (Salomone Leclercq, Manuel González García, Lodovico Pavoni, Alfonso Maria Fusco, Elisabetta della Santissima Trinità) si era tenuto il Concistoro Ordinario pubblico il 20 giugno scorso nel Palazzo Apostolico in Vaticano.

Guillaume Nicolas Louis Leclerq, nato a Boulogne-sur-Mer il 15 novembre 1745 e morto a Parigi il 2 settembre 1792 è stato un religioso francese martire che verrà canonizzato 224 anni dopo la sua morte. Entrò nella congregazione dei Fratelli delle scuole cristiane con il nome di Salomone. Rifiutatosi di prestar giuramento durante la rivoluzione francese, si trovò a vivere da solo a Parigi in stato di clandestinità. Il 15 agosto 1792 fu arrestato e rinchiuso nel convento dei carmelitani di Parigi, trasformato in prigione, con numerosi altri compagni. Il 2 settembre Salomone e i suoi compagni di prigionia furono massacrati a colpi di spada. Proprio il 2 settembre la chiesa ne farà memoria liturgica in futuro.

Manuel Gonzales Garcia è stato un vescovo cattolico spagnolo. Nacque a Siviglia da Martino Gonzáles e Antonia García, oriundi di Antequera; nel 1889 entrò nel seminario di Siviglia e si pagò gli studi lavorandovi come inserviente. Il 21 settembre 1901 venne ordinato sacerdote, a 24 anni; nel 1910 scrisse il suo primo libro, Ciò che può un parroco oggi e diede inizio a numerose opere per la propagazione della devozione eucaristica fondando anche gli ordini delle Suore Missionarie Eucaristiche di Nazareth, l’Opera delle Tre Marie e i Discepoli di San Giovanni per i Tabernacoli-Calvari. Fu nominato vescovo di Malaga da papa Benedetto XV e di Palencia da Pio XI. A causa di un’iperuricemia, al tempo incurabile, morì il 4 gennaio 1940 a 62 anni. La Chiesa lo ricorderà appunto il giorno 4 gennaio.

José Sánchez del Río nacque il 6 febbraio 1913 a Sahuayo, nello stato di Michoacán. I cristeros lo soprannominarono “Tarcisius”, il primo santo cristiano martirizzato nel tentativo di proteggere l’Eucaristia dalla profanazione. Nel corso della Guerra Cristera del 1926, durante una violenta battaglia combattuta 2 anni dopo, Josè lasciò il suo cavallo al generale, permettendogli di ritirarsi. I cristeros cercarono di battere in ritirata ma l’esercito federale riuscì a catturarli tutti, compreso lo stesso piccolo Josè. Condotto nella sua città natale, dove venne imprigionato in una chiesa parrocchiale ormai profanata e devastata dai federali, fu condannato a morte il 10 febbraio. La prima notte di prigionia scrisse una bellissima lettera alla madre: “Mia cara mamma: sono stato preso prigioniero in combattimento quest’oggi. Penso al momento in cui andrò a morire; ma non è importante, mamma. Ti devi rimettere alla volontà di Dio; muoio contento perché sto morendo al fianco di Nostro Signore. Non ti preoccupare per la mia morte, che è ciò che mi mortifica. Invece, di’ ai miei altri fratelli di seguire l’esempio del più piccolo e farai la volontà del nostro Dio. Abbi forza e inviarmi la tua benedizione insieme a mio padre. Salutami tutti per l’ultima volta e ricevete il cuore di vostro figlio che vi ama entrambi e vi avrebbe voluto vedere prima di morire».

Lodovico Pavoni nacque a Brescia l’11 settembre 1784 da genitori nobili e benestanti. Ordinato sacerdote nel 1807, fondò il primo oratorio per l’educazione cristiana dei ragazzi più poveri. Nel 1818, nominato Canonico del Duomo, si dedicò alla fondazione di un “privato Istituto di beneficenza” con annesso “Collegio d’arti”, che dal 1821 si chiamerà “Pio Istituto S. Barnaba”, per giovani poveri o abbandonati, con annessa in seguito una sezione per sordomuti. Sua è l’idea della fondazione della Congregazione dei Figli di Maria Immacolata (Pavoniani), chiamati anche i “frati-operai”. Si trattava di una vera e propria innovazione: sacerdoti e religiosi laici che collaboravano “alla pari”. Morì il primo aprile del 1849 a Saiano, nel corso delle dieci giornate di Brescia in cui i bresciani insorsero contro gli austriaci; perse la vita cercando di salvare alcuni dei suoi ragazzi.

Alfonso Maria Fusco nacque il 23 marzo 1893 ad Angri, in provincia di Salerno, da Aniello Fusco e Giuseppina Schiavone, primogenito di cinque figli. Il 5 novembre 1850 entrò nel seminario vescovile di Nocera dei Pagani, dove sin dall’inizio dei suoi studi sognava di fondare sia un convento per le suore sia un orfanotrofio maschile e femminile per accudire i giovani. Grazie all’incontro con la nobildonna Maddalena Caputo, una giovane di Angri che aspirava alla vita religiosa, il 26 settembre 1878 fondò l’«Ordine delle Suore Battistine del Nazareno», che in seguito avrebbe preso il nome di Suore di San Giovanni Battista. Il 2 agosto del 1888 l’istituto venne approvato dal vescovo di Nocera Luigi del Forno, e Maddalena Caputo ne fu la prima superiora. Il 29 settembre 1889 don Alfonso fondò l’istituto educativo denominato «Opera degli Artigianelli». Morì ad Angri il 6 febbraio 1910.

José Gabriel del Rosario Brochero, soprannominato Cura Gaucho o Cura Brochero, nacque a Santa Rosa de Rio Primero il 16 marzo 1840. Quarto di dieci figli, nel 1856 entrò nel Seminario di Nostra Signora di Loreto a Córdoba e nel 1866 venne consacrato sacerdote. Quando nel 1867 scoppiò nella provincia Córdoba un’epidemia di colera, José Gabriel fu instancabilmente attivo nel soccorso agli ammalati e nell’assistenza ai moribondi. Gli venne affidata la parrocchia di Sant’Alberto, che si estendeva a tutta la Valle di Traslasierra e prese la sua sede nel comune di Villa del Tránsito. Qui si dedicò all’evangelizzazione della popolazione della valle, alla cura degl’infermi ed anche all’organizzazione civile, promuovendo la costruzione di ponti in pietra ed altri manufatti per ottenere un collegamento più rapido con Córdoba. Morì logorato dalla stanchezza e dalle malattie, il 24 gennaio del 1914 a Villa del Tránsito, oggi Villa Cura Brochero.

Elisabet Catez, Elisabetta della Santissima Trinità, nacque nel campo militare di Avor il 18 luglio 1880, primogenita del capitano Joseph Catez e da Marie Rolland. Suo padre morì quando lei aveva sette anni. Molto vivace, si avvicinò negli anni alla vita monastica attraverso l’assistenza ai malati e l’insegnamento del catechismo. Nonostante la dura opposizione materna, rifiutò tutte le proposte di matrimonio per entrare a Digione, nel monastero delle Carmelitane scalze. Il 2 agosto prese il nome di Elisabetta della Trinità. Morì a ventisei anni, colpita dalla malattia di Addison, che all’inizio del XX secolo non era ancora curabile.