Roccapiemonte, il Riesame dice no all’arresto del sindaco Pagano

Il Tribunale del Riesame di Napoli dice no all’arresto del sindaco di Roccapiemonte, Carmine Pagano, indagato insieme al fratello giudice Mario, e ad altre persone, in quello che la procura partenopea ha definito “il sistema Pagano”. I giudici hanno sciolto la riserva sull’appello proposto dalla procura, rigettando l’applicazione di una misura cautelare per il primo cittadino, per poi dichiarare inammissibili le richieste verso altre singole posizioni. Allo stato, non vi sarebbero elementi sufficienti per giustificare una misura cautelare, come quella del carcere, chiesta dalla procura. Sullo sfondo c’è l’indagine coordinata dal pool dell’aggiunto Alfonso D’Avino e dai pm Celeste Carrano e Ida Frongillo, che più di un anno fa, con i primi avvisi di garanzia, svelò un universo fatto di presunte tangenti mascherate da elargizioni ad una squadra di calcio, assunzioni, interventi in prima persona e favori in cambio di sentenze pilotate. Nel teorema accusatorio della procura partenopea si distinguerebbero i ruoli dei due fratelli, Carmine (indagato a piede libero) e Mario Pagano (il giudice trasferito da Salerno in Calabria). L’inchiesta è stata spacchettata in due filoni, con il principale al momento in udienza preliminare, durante la quale il gup prenderà le sue decisioni per oltre 20 imputati il prossimo gennaio. A rischiare il processo sono entrambi i fratelli, più un’altra serie di indagati, tra funzionari, giudici di pace e imprenditori. Il primo cittadino di Rocca è difeso dall’avvocato Giuseppe Buongiorno.