Rita De Crescenzo, la “belva” che commuove e divide. Quando Francesca Fagnani ha annunciato che tra le ospiti della nuova stagione di Belve ci sarebbe stata Rita De Crescenzo, il pubblico si è diviso immediatamente. Da una parte l’indignazione, dall’altra la curiosità di ascoltare la storia di una donna che, tra abissi e rinascite, ha imparato a raccontarsi senza filtri. E in effetti, nel salotto di Rai 2, la tiktoker napoletana non delude le aspettative: l’intervista si trasforma presto in un viaggio dentro una vita estrema, segnata da dolore, rabbia e una voglia disperata di riscatto.
Rita entra in studio con la sua solita energia, quella che sul web l’ha resa una figura popolare e controversa. Ma di fronte alle domande taglienti di Francesca Fagnani, il sorriso si scioglie e lascia spazio alla verità nuda. “Che infanzia è stata la sua?”, chiede la conduttrice. “Bruttissima”, risponde lei, senza esitazione. E da lì parte un racconto che toglie il fiato: la violenza subita da bambina, il figlio avuto a tredici anni, la dipendenza da droga e psicofarmaci che l’ha accompagnata per trent’anni. Una sequenza di ferite che Rita ripercorre con un tono tra la rassegnazione e l’orgoglio di chi è ancora in piedi, nonostante tutto.
Rita De Crescenzo e la sua Napoli
Parla della sua famiglia, di una Napoli che ama ma che spesso l’ha giudicata, delle notti passate a cercare una via d’uscita. “Ho deciso di vivere solo da sette anni”, confessa. “Prima non vivevo, respiravo e basta”. È forse in quella frase che si concentra il senso più autentico dell’intervista: la trasformazione di una donna che, dopo anni di dolore, ha trovato nel mondo dei social un modo per sentirsi vista, amata, ascoltata. “Mi chiamano tiktokana”, dice sorridendo, “faccio compagnia alla gente, la faccio ridere. Mi tengono come una Madonna”.
La Fagnani non risparmia le domande più scomode: i processi, l’arresto per spaccio, le accuse. Rita non scappa. “Ho fatto uso di droga, sì, ma non ho mai spacciato. Ho sbagliato tanto, ma non tutto”. È un momento di grande tensione emotiva, perché la donna che il pubblico spesso percepisce come una figura folkloristica mostra invece tutta la sua vulnerabilità. Non cerca pietà, ma ascolto. E quando racconta la violenza subita da tre ragazzi, lo studio si fa silenzioso. È la confessione più dura, pronunciata con voce ferma, come un pugno sul tavolo della vita.
Il sorriso: l’arma del riscatto di Rita De Crescenzo
Poi, quasi a voler alleggerire il peso delle parole, Rita parla del presente: dei video, delle dirette, del rapporto con i fan. “Io mi sento amata”, dice. “E se oggi posso far ridere qualcuno, è perché ho pianto per tutta la vita”. È la frase che chiude idealmente l’intervista, lasciando Francesca Fagnani in un raro momento di commozione.
Le reazioni, come sempre, non tardano ad arrivare. Sui social esplode il dibattito: c’è chi accusa la Fagnani di aver dato spazio a un personaggio “indegno” di un programma televisivo e chi, al contrario, la ringrazia per aver mostrato l’altra faccia di Rita De Crescenzo — quella della donna ferita, non solo della star dei social. Ma la conduttrice difende la sua scelta: “Ogni storia ha la sua dignità. Raccontare non significa celebrare”.
E forse è proprio questo il punto. L’intervista non è un atto di esaltazione, ma un ritratto umano, pieno di contraddizioni. Rita De Crescenzo non chiede di essere capita, ma di essere guardata per quello che è: una donna che ha conosciuto il buio e che, in qualche modo, ha trovato il modo di ballarci dentro. In quel dialogo serrato, tra dolore e ironia, tra fragilità e spettacolo, emerge un’immagine di lei diversa da quella che circola online: più complessa, più autentica, più “belva” di quanto chiunque potesse immaginare.
Alla fine, Belve riesce nel suo intento: mostrare l’essere umano dietro il personaggio. Rita se ne va dallo studio con il suo passo deciso e un sorriso stanco. Forse per la prima volta, qualcuno l’ha ascoltata davvero.

