Tra denaro in nero, minacce, viaggi spesati dagli italiani e richieste d’aiuto strappalacrime, Rita De Crescenzo continua a recitare il ruolo della vittima, ignorando chi ha davvero bisogno.
Ma fino a quando si potràtollerare questa messinscena finanziata con soldi pubblici?
C’è un contrasto evidente tra la narrazione patinata che Rita De Crescenzo offre sui social – madre premurosa, nonna affettuosa, paladina del riscatto – e i fatti documentati che ne svelano il vero volto. In democrazia, il dubbio non è solo lecito: è doveroso. E oggi, più che mai, i dubbi su di lei si moltiplicano.
Nel mondo di Rita nulla accade per altruismo. Ogni apparizione, ogni dichiarazione, è preceduta da una trattativa. Ne è prova l’episodio recente che l’ha vista a Roma alla manifestazione contro l’invio di armi: secondo fonti attendibili, avrebbe ricevuto 2.000 euro in contanti – in nero – dall’associazione Libertas, collegata, pare, a ambienti vicini al Movimento 5 Stelle e all’ex premier Giuseppe Conte. Il tutto orchestrato dai suoi manager Pietro Pelagalli e Franco Leone. Altro che impegno civile: pura operazione mediatica, a fini personali.
Chi ha sostenuto i costi della trasferta romana? La RAI. La trasmissione “Lo Stato delle Cose” di Massimo Giletti ha seguito la De Crescenzo con troupe, pulmino privato, pasti e bollicine. Tutto a carico del contribuente. È questo l’impiego dei fondi pubblici? Per dare visibilità a una figura così controversa?
La storia giudiziaria di De Crescenzo è ben nota. I suoi precedenti penali sono documentati: nel 2017 viene arrestata per spaccio nell’ambito di un’indagine sul clan Elia. Uno dei padri dei suoi figli è Ciro Contini, legato al potente clan camorristico Contini. Si è parlato di lei anche per gli ormeggi abusivi e, nel 2023, per essere stata fermata al porto di Napoli, mentre si stava imbarcando per una crociera, con l’accusa di false dichiarazioni dopo aver tentato di ottenere una nuova carta d’identità per il figlio, documento in realtà custodito nella comunità dove il minore era affidato.
Eppure, si presenta come donna redenta. Ma la rinascita non può fondarsi su menzogne, pietismo strategico e calcolo opportunistico.
Ultimamente, la facciata ha iniziato a cedere. Quando le cose non vanno secondo i suoi piani, reagisce con violenza verbale. Minaccia, insulta, urla. Una strategia studiata, consapevole del fatto che il trash genera visibilità. Ma quando altri hanno avuto bisogno, lei si è voltata dall’altra parte: silenzio davanti a tragedie napoletane, nessun supporto per i tiktoker Very e Sasy quando hanno perso la casa, rifiuto netto a Pino Grazioli quando le ha chiesto un semplice video di solidarietà, dopo essere finito nel mirino di “Striscia la Notizia”. Quando a Napoli sono morti ragazzi innocenti, vittime di criminali, lei ha preferito restare in silenzio piuttosto che scendere in piazza.
E ora chiede aiuto. Implora i tiktoker di difenderla, chiama il popolo a raccolta. Ma per cosa, esattamente? Per una narrazione costruita ad arte?
Alcuni hanno finalmente scelto di dissociarsi. È il caso di Rosa Macron e de “Il Lupo Alpha”, creator che per anni le sono stati accanto. Oggi raccontano le dinamiche interne al “metodo De Crescenzo”: manipolazione, opportunismo, ricerca spasmodica di denaro mascherata da attivismo.
La fragilità viene usata come scudo: prima insulta, poi si giustifica con il passato difficile, la droga, gli psicofarmaci. Ma ciò che davvero non regge è il copione ripetuto: attacchi alla magistratura, a parlamentari, alle autorità portuali, seguiti da ritrattazioni. E ogni volta, la stessa litania: “non sto bene”, “non so parlare bene”, “è solo uno sfogo”.
Dopo l’attenzione ricevuta durante il caso Roccaraso e l’esposizione mediatica cercata con insistenza, ha iniziato a contattare quei giornalisti affinché attaccassero il deputato Francesco Emilio Borrelli. Una forma implicita di ricatto: “vi ho dato visibilità e disponibilità, ora tocca a voi sostenermi”. Ma la stampa seria non si piega. E una volta che i giornalisti hanno riportato la verità, anche loro sono finiti nella sua lista nera.
Lo stesso è avvenuto con avvocati e medici. Il caso più emblematico è quello dell’avvocato Angelo Pisani, querelante per diffamazione. Come da copione, Rita si è subito affrettata a chiedere scusa tramite video, giustificando le sue parole con l’incapacità di esprimersi correttamente in italiano. Eppure, la sua comunicazione è sempre chiarissima quando si tratta di difendersi o accusare.
Nel prossimo articolo spiegheremo nel dettaglio le tecniche di manipolazione che adotta. Perché non si possa più dire “non lo sapevamo”. Perché prendere in giro il popolo, i follower, chi ha creduto nel cambiamento, è un tradimento che non si può più tollerare.
È giunto il momento di porre una domanda scomoda ma necessaria: può una figura così ambigua occupare lo spazio che oggi le viene concesso, soprattutto sui media pubblici? È accettabile che la RAI, finanziata con denaro dei cittadini, le offra palco e legittimità, trasformando la devianza in spettacolo?
Serve un chiarimento politico, soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle. Un’interrogazione parlamentare non è più un’ipotesi: è un dovere. Serve trasparenza, responsabilità.
E serve un’azione concreta da parte del governo: valutare l’oscuramento dei canali social di De Crescenzo e del figlio Rosario Bianco, la cui aggressività è, secondo molti, perfino più spiccata. Una misura estrema, sì. Ma necessaria per tutelare i più giovani e l’interesse collettivo.
In conclusione, la domanda è una sola: possiamo continuare a ignorare questo cortocircuito tra comunicazione, politica e spettacolo? Possiamo restare in silenzio mentre il Paese viene diseducato da modelli che incarnano l’esatto opposto del bene comune?
È tempo di scegliere da che parte stare: dalla parte della verità, del rigore, della dignità. Oppure da quella dell’indifferenza. La coscienza è l’unica bussola. Sta a noi decidere se vogliamo davvero usarla.

