di Giorgia Valentini
Quando in un ospedale pediatrico mancano gli Oss, non è un problema di turni: è un problema di coscienza.All’ “Umberto I” di Nocera Inferiore, la direzione ha deciso di azzerare lo straordinario anche in piena estate, lasciando vuoti i turni degli Operatori Socio Sanitari. “Un reparto che assiste 700 bambini l’anno e garantisce oltre 10.000 consulenze si ritrova così con meno mani, meno tempo e meno sicurezza“. Denuncia con un comunicato pubblico la Cisl Fp Asl Salerno. È come togliere benzina a un’ambulanza mentre corre verso il pronto soccorso: si può fare, ma è un suicidio annunciato.Dietro la sigla Oss non ci sono numeri di bilancio, ma persone che cambiano pannolini, aiutano a nutrire, supportano medici e infermieri nelle cure quotidiane.
E senza di loro, il sistema si inceppa. Non è un dettaglio, è la differenza tra un’assistenza dignitosa e un reparto al collasso.E qui la beffa: appena 3 giorni fa scrivevamo — nero su bianco — di un’altra crepa nello stesso ospedale. Nel nostro articolo raccontavamo di turni massacranti, personale ridotto e un clima pesante, con la Tin sul filo.
La versione ufficiale? “Nessun depotenziamento, solo ferie e normali richieste di mobilità”. La versione di chi lavora? “Con questi numeri non c’è sicurezza, né per i pazienti né per noi”.Oggi la storia si ripete, ma in pediatria. Cambia il reparto, non cambia la musica: la strategia sembra quella di minimizzare, di spacciarci la riduzione di personale come un dettaglio passeggero. Ma la realtà, sotto il neon sterile dei corridoi, è che si lavora in trincea, e i primi a pagarne le conseguenze sono i più fragili.La richiesta formale alla direzione sanitaria è stata chiara: ripristinare subito i turni, anche ricorrendo allo straordinario, per garantire i livelli essenziali di assistenza. In altre parole, evitare che un reparto pediatrico, uno di quelli che non si può “mettere in pausa”, finisca a lavorare in modalità di sopravvivenza.
Non si tratta di “fare favori” al personale, ma di rispettare un principio elementare: in sanità, tagliare sull’assistenza diretta significa mettere a rischio la qualità delle cure. E in pediatria, ogni scelta pesa doppio.Se l’obiettivo dell’azienda è davvero il risparmio, c’è un modo semplice per ottenerlo: prevenire disservizi, errori e ricoveri prolungati. Ma per farlo serve personale presente, non assente. Perché la matematica di chi governa la sanità non dovrebbe mai dimenticare che, a differenza dei conti, i bambini non tornano indietro.

