Tra Gragnano e Casola erano stati deposti fiori, lumini e perfino allestito un altare abusivo in memoria di Alfonso Cesarano, il 34enne ucciso a colpi di pistola e ritenuto il braccio destro del narcos Fabio Di Martino. Il manufatto è stato rimosso ieri mattina dai Carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia, con il supporto del personale tecnico del Comune di Gragnano, messo a disposizione dal sindaco Nello D’Auria.
Sulla vicenda è intervenuto il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, che ha espresso “ferma condanna per tale manifestazione di illegalità” e rivolto un plauso all’Arma per la tempestività dell’intervento. Il Prefetto ha ribadito la linea di contrasto a ogni forma di esaltazione criminale, annunciando un’attività di censimento dei manufatti e dei murales celebrativi di esponenti della malavita sul territorio metropolitano. L’obiettivo è pianificare interventi mirati di rimozione, in collaborazione con i sindaci e le polizie locali, per “ripristinare il rispetto della legalità e garantire ai cittadini la percezione costante della presenza delle istituzioni”.
L’inchiesta sull’omicidio
Per l’assassinio di Cesarano sono finiti in carcere Salvatore Bifulco, 55 anni di Castellammare, Aniello Mirante, 38 anni di Santa Maria la Carità, e Rita Letizia Maugeri, 55 anni di Boscoreale. Tutti sono accusati di omicidio aggravato dal metodo mafioso.
Secondo gli inquirenti, Maugeri avrebbe messo a disposizione dei sicari un garage a Boscoreale come base logistica. Bifulco e Mirante, invece, sarebbero stati gli esecutori materiali: a bordo di un T-max avrebbero affiancato Cesarano mentre percorreva via Cappella della Guardia. Mirante esplose 11 colpi di pistola, cinque dei quali andarono a segno.
L’omicidio è stato risolto in soli tre giorni dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata grazie all’analisi delle telecamere. Restano ora da chiarire i contorni del movente. L’ipotesi più accreditata è quella di un delitto commissionato da una cosca rivale al clan Di Martino nell’ambito del business della produzione e del traffico di marijuana. Gli investigatori stanno verificando eventuali collegamenti tra i killer e le organizzazioni stabiesi in conflitto con il clan D’Alessandro, storico alleato dei Di Martino.
Cesarano era considerato il braccio destro di Fabio Di Martino, genero del boss Paolo Carolei e rampollo di Leonardo “’o lione”, fondatore del clan di Iuvani.

