Riina jr ospite di Vespa: la libreria Vicolo Stretto di Catania alza la voce. “Non vendiamo il suo libro”

Angelica Sciacca: "Le parole di Riina sono un insulto a chi ha dato la vita per una Sicilia libera dal marcio"

In apparenza un semplice cartello affisso alla vetrina di una libreria in pieno centro storico a Catania. Incredibili però il clamore, il sostegno e la solidarietà scatenatisi in tutto lo Stivale in poche ore.

“In questa libreria non si vende né si ordina il libro di Salvatore Riina”. Questa la risposta di Angelica e Maria Carmela Sciacca all’intervista rilasciata da Salvatore Giuseppe Riina, il figlio del capo dei capi di cosa nostra, nel salotto mediatico di Bruno Vespa.

“Amo mio padre e non lo giudico”, ha dichiarato Riina jr. nella trasmissione Porta a Porta. Ed ancora. “Non so cosa sia la mafia, non me lo sono mai chiesto. Ho rispetto per tutti i morti, ma non condivido l’arresto di mio padre. La giustizia me lo ha portato via. Io non lo giudico. È stato un genitore amorevole. Mi ha trasmesso valori importanti, come il bene ed il rispetto”.

Con questa parole il figlio di Totò Riina ha indignato l’Italia, dai familiari delle vittime della mafia alla gente comune, fino ai vertici della politica.

Poi quel post indignato su facebook di Salvatore Borsellino, fratello del Giudice Paolo Borsellino, che ha ispirato l’iniziativa delle titolari della libreria “Vicolo stretto” di Catania.

Con voce ferma, quasi arrabbiata, ma a tratti commossa, Angelica Sciacca spiega il perché del gesto, fortemente voluto d’intesa con la sorella Maria Carmela. “Cosa rappresentano le parole del figlio di Riina per noi siciliani? Sono un insulto. Un insulto per noi e per Giuseppe Fava, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Antonino Cassarà, Carlo Alberto Dalla Chiesa, padre Pino Puglisi. Un insulto per tutti quelli che hanno dato la vita per questa meravigliosa terra, per liberarla da quel marcio. È nostro dovere alzare la voce. Adesso basta. Basta a tutte le mafie”. Ha dell’incredibile il clamore suscitato da quel volantino affisso in vetrina. “Un clamore assolutamente non voluto. È stato un gesto dettato dal cuore – continua Angelica Sciacca – senza pensare a cosa sarebbe potuto accadere. Non diciamo che quel libro non debba esser letto, ma noi non abbiamo nessuna intenzione di guadagnare sulle vittime della mafia. Noi non diamo soldi alla mafia. Perché, è bene ribadirlo, anche Salvo Riina è un mafioso, condannato per mafia. Agiamo con lo stesso spirito quando c’è ad esempio in programma una manifestazione contro la violenza sulle donne. Noi chiudiamo la libreria, perché è nostro dovere dire di no alla violenza, anche se questo significa rinunciare ai guadagni”. Non si contano le attestazioni di solidarietà. “Abbiamo ricevuto telefonate da tutta Italia, tante anche dal nord – conclude Angelica – poi numerosi messaggi. Qui in libreria c’è stato un continuo via vai di persone, passate anche solo per stringerci la mano. Gente comune, che come noi ama la Sicilia. Tanti uomini, di ogni fascia d’età. Dai più anziani, che hanno vissuto i terribili anni ’70 ed ’80, ai più giovani, che ci hanno appoggiato senza riserve. Poco fa ho ricevuto la telefonata di un ex poliziotto, in servizio quando qui a Catania non si poteva neanche respirare. Il suo sostegno è stato molto significativo per noi”.

Numerose le librerie in tutta Italia che, seguendo l’esempio di Angelica e Maria Carmela Sciacca, hanno deciso di ritirare dai propri scaffali il libro del figlio di Riina. Nel frattempo si è allertata anche la Commissione parlamentare Antimafia, che ha convocato i vertici Rai per un’audizione urgente. Nega ogni responsabilità dell’azienda, blindando il valore giornalistico dell’intervista, la Presidente Rai Monica Maggioni, che al contempo ammette che “da Vespa ha parlato un mafioso”.