Riforma edilizia 2025: cosa cambia davvero e come funzionerà il nuovo Testo Unico

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Il Governo approva il ddl delega: 12 mesi per riscrivere le regole del settore, digitalizzazione, semplificazioni e nuove norme per sanatorie e titoli edilizi

La riforma dell’edilizia ha iniziato ufficialmente il suo percorso. Con l’approvazione del disegno di legge delega da parte del Consiglio dei ministri, il Governo avrà 12 mesi per riscrivere il Testo Unico sull’edilizia, avviando una revisione profonda del sistema autorizzativo e delle procedure urbanistiche. L’obiettivo dichiarato è chiaro: un quadro normativo più lineare, tempi certi, eliminazione delle differenze territoriali e un modello unico per cittadini, professionisti e imprese. La riforma punta a ridurre burocrazia e interpretazioni difformi tra Comuni, velocizzare pratiche e investimenti, e digitalizzare l’intero ciclo edilizio. Si apre così una fase che potrebbe cambiare il modo in cui si costruisce, si ristruttura e si regolarizza un immobile in Italia.


Un Testo Unico da riscrivere: perché serviva una riforma

Il settore dell’edilizia è da anni uno dei più complessi dal punto di vista amministrativo. Normative sovrapposte, modulistica differente da Regione a Regione, tempi spesso lunghi e incerti per l’ottenimento dei permessi: questo scenario ha generato rallentamenti, contenziosi e investimenti bloccati. Il nuovo ddl delega nasce per superare questa frammentazione. Il Governo punta a creare un impianto normativo omogeneo, superando difformità applicative locali e introducendo livelli minimi di prestazione (LEP) validi ovunque. L’obiettivo non è solo semplificare, ma garantire sicurezza, qualità edilizia e sostenibilità energetica.


Sanatorie più rapide per abusi edilizi storici

Uno dei nodi più discussi della riforma riguarda le sanatorie per gli abusi edilizi antecedenti al 1967, prima della cosiddetta “legge ponte”. Per queste situazioni sarà possibile accedere a procedure agevolate e accelerate, purché vengano svolti gli interventi indispensabili per la messa in sicurezza dell’immobile e per l’adeguamento alle norme tecniche non derogabili.
L’intento è risolvere un contenzioso storico italiano: migliaia di edifici costruiti in epoche in cui i regolamenti non erano ancora definiti e che oggi rimangono formalmente irregolari. Una regolarizzazione potrà restituire valore agli immobili e alleggerire il lavoro degli uffici tecnici.


Silenzio-assenso ampliato per combattere la burocrazia

Per ridurre i tempi dei titoli edilizi, il ddl dà un segnale netto: più potere al silenzio-assenso nei casi di inerzia amministrativa. Se l’ente non risponde entro i tempi stabiliti, la pratica potrà considerarsi approvata, o comunque passerà automaticamente al livello successivo tramite meccanismo devolutivo.
La finalità è contrastare l’immobilismo, riducendo i casi in cui i lavori restano bloccati a causa di ritardi nella risposta della pubblica amministrazione.


Poteri sostitutivi dello Stato per garantire tempi certi

Per i casi più complessi o nei quali più uffici devono dialogare tra loro, il ddl introduce poteri sostitutivi. Se un’amministrazione non rispetta le scadenze procedurali, si potrà intervenire con una struttura alternativa che porti avanti l’iter in sostituzione dell’ente in ritardo.
La novità è importante: la certezza dei tempi diventa un principio cardine, riducendo i blocchi burocratici che spesso frenano cantieri e rigenerazione urbana.


Punto unico digitale per tutte le pratiche edilizie

Una rivoluzione concreta per cittadini e professionisti sarà l’istituzione di un unico punto digitale di accesso. Da lì si gestiranno domande, segnalazioni, comunicazioni e ogni documento relativo ai permessi di costruzione.
Non più file tra uffici diversi, PEC multiple o moduli differenti a seconda del Comune: l’obiettivo è un sportello unico online, con tracciamento a vista dell’avanzamento delle pratiche.


Stop alla richiesta di documenti già in possesso della PA

Un altro passaggio strategico riguarda la riduzione delle richieste documentali. Il ddl stabilisce il diritto del cittadino a non consegnare documenti già in possesso della pubblica amministrazione.
Una misura che riduce duplicazioni inutili, con vantaggi in termini di rapidità e costi. Il principio mira a trasformare la PA in soggetto proattivo, non più mero raccoglitore di carte.


LEP edilizi uniformi in tutta Italia

La riforma prevede l’introduzione di livelli essenziali delle prestazioni (LEP) nazionali, validi su tutto il territorio. Saranno standardizzati:

  • requisiti di sicurezza strutturale
  • norme igienico-sanitarie
  • criteri di risparmio energetico
  • forme di vigilanza e controlli edilizi
  • classificazione delle violazioni e tolleranze progettuali

In questo modo si punta a superare differenze interpretative tra Regioni e Comuni, una delle cause più frequenti di contenzioso tecnico.


Stop alla doppia difformità e revisione delle tolleranze edilizie

Il ddl annuncia la fine della doppia conformità, uno dei temi più sentiti dagli operatori del settore. Sarà inoltre creata una classificazione nazionale delle difformità edilizie con revisione delle tolleranze e definizione chiara di ciò che è sanabile o meno.
Lo scopo è evitare interpretazioni caso per caso e rendere più semplice la valutazione degli interventi.


Riordino dei titoli abilitativi: cosa cambierà per CILA e SCIA

Previsto anche un riordino dei titoli edilizi: CILA, SCIA, permesso di costruire verranno razionalizzati e semplificati. Sarà definito con maggiore chiarezza quando gli interventi rientrano in edilizia libera, riducendo la necessità di autorizzazioni per lavori minori o manutenzioni ordinarie.
Una semplificazione che dovrebbe agevolare i cittadini e ridurre la pressione amministrativa sugli uffici tecnici.


Cosa significa per chi costruisce, ristruttura o compra casa

La riforma potrebbe portare vantaggi significativi:

  • tempi più brevi per i permessi
  • meno burocrazia e procedure digitali
  • più certezze normative
  • sanatorie rapide per casi storici
  • standard uniformi su sicurezza e qualità

Un sistema più agile può favorire investimenti, rigenerazione urbana e riqualificazione energetica del patrimonio esistente.


La riforma edilizia entra nel vivo

La riforma del settore edilizio entra nel vivo. Il ddl delega approvato dal Governo apre una fase di trasformazione che, se attuata nei 12 mesi previsti, potrebbe ridisegnare completamente il rapporto tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione. Semplificazione, digitalizzazione e certezza dei tempi diventano i pilastri di un nuovo modello edilizio.

Resta ora la sfida più complessa: trasformare i principi della riforma in procedure concrete, senza perdere l’equilibrio tra semplificazione e tutela del territorio.

I prossimi mesi diranno se questa potrà essere davvero la svolta attesa da anni.