C’è un luogo dove l’Italia litiga più che altrove. Non è il Parlamento, non sono i social. È il condominio. Bilanci contestati, morosità, lavori bloccati, assemblee infinite che finiscono in tribunale. Ora Fratelli d’Italia prova a cambiare le regole del gioco con una proposta di legge che punta dritto al cuore del problema: l’amministratore di condominio così com’è oggi non basta più.
La proposta, a prima firma di Elisabetta Gardini, è stata depositata alla Camera e promette una riforma profonda, destinata a incidere sulla vita quotidiana di milioni di italiani. Non un ritocco, ma un cambio di paradigma. Meno improvvisazione, più competenze. Meno contenziosi, più trasparenza.
Perché il condominio è diventato un problema nazionale
I numeri raccontano una realtà che spesso viene sottovalutata. Le controversie condominiali rappresentano circa il 35 per cento delle cause civili pendenti in Italia. Una quota enorme. Dentro ci finiscono impugnazioni dei rendiconti, recuperi forzosi delle quote, conflitti tra condomini e amministratori, fornitori non pagati.
Il risultato è un sistema ingolfato, costoso, inefficiente. E alla base, secondo Fratelli d’Italia, c’è una figura chiave rimasta ferma a un’altra epoca: l’amministratore di condominio improvvisato, privo di una formazione strutturata, ma investito di responsabilità economiche e legali enormi.
Il cuore della riforma del condominio
La proposta di legge, composta da 17 articoli, mette nero su bianco un obiettivo chiaro: superare definitivamente la figura dell’amministratore fai-da-te e introdurre un profilo professionale riconosciuto, tracciabile e responsabilizzato.
Il punto di partenza è netto. La gestione di patrimoni immobiliari complessi, spesso da milioni di euro, non può più essere affidata a chi non ha strumenti adeguati. Il condominio non è più una scala con dieci famiglie, ma un micro-sistema economico, giuridico e sociale.
Obbligo di laurea: cosa cambia davvero
La novità che fa più rumore è l’obbligo della laurea per gli amministratori di condominio. Una scelta che segna una linea di confine. Per svolgere l’attività servirà un titolo universitario, con alcune clausole di salvaguardia per chi già opera nel settore.
Sono infatti tutelati coloro che, al momento dell’entrata in vigore della legge, risultano iscritti ad albi, ordini o collegi dell’area economica, giuridica o tecnica. Rientrano geometri, periti, ragionieri e professionisti affini. Non una cancellazione del passato, ma una transizione guidata.
La formazione resta obbligatoria per tutti, a conferma che la professionalizzazione non è solo un requisito formale, ma un processo continuo.
Stop ai contanti e più trasparenza
Uno dei pilastri della riforma del condominio targata Fratelli d’Italia è la tracciabilità totale dei flussi finanziari. Addio ai pagamenti in contanti. Tutte le operazioni dovranno passare dal conto corrente condominiale.
Una scelta che mira a ridurre zone grigie, lavoro sommerso e opacità nella gestione. Ogni euro dovrà essere rintracciabile. Ogni spesa verificabile. Un cambio che incide direttamente anche sulla fiducia tra amministratore e condomini.
Morosità e fornitori: chi paga davvero
La proposta interviene su uno dei nodi più delicati: i condomini morosi. Oggi il sistema spesso penalizza chi paga regolarmente, costretto a coprire temporaneamente le insolvenze altrui.
Con la nuova disciplina, l’amministratore potrà attivare il recupero delle somme dovute subito dopo l’approvazione del rendiconto. Inoltre, in caso di insolvenza verso i fornitori, questi ultimi potranno rivalersi direttamente sul conto corrente del condominio.
Una misura che tutela le imprese, riduce il contenzioso e responsabilizza l’intera collettività condominiale.
Nasce l’elenco nazionale degli amministratori di condominio
Un altro tassello centrale della riforma è l’istituzione di un elenco ufficiale nazionale degli amministratori di condominio e dei revisori contabili condominiali, presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Iscriversi all’elenco diventa condizione obbligatoria per esercitare la professione. Un registro pubblico, consultabile, che introduce finalmente un sistema di riconoscimento e controllo.
Non più figure indistinte, ma professionisti identificabili, con requisiti chiari e verificabili.
Il revisore condominiale diventa obbligatorio
Per i condomini con più di 20 unità immobiliari, la proposta di legge introduce l’obbligo di nominare un revisore contabile condominiale, con incarico biennale.
Una figura di garanzia, chiamata a verificare i conti, prevenire errori e ridurre i margini di conflitto. Un modello che avvicina il condominio a una vera e propria struttura amministrativa moderna.
Privacy e sicurezza: nuovi poteri all’amministratore
La riforma non si ferma ai conti. Diventa istituzionale anche la figura del responsabile della protezione dei dati personali, che dovrà essere nominato dall’assemblea.
Sul fronte della sicurezza, l’amministratore ottiene poteri di intervento diretto. In caso di urgenza e in assenza di decisioni assembleari, potrà procedere alla messa a norma degli impianti comuni. Un cambio che punta a superare immobilismi pericolosi e ritardi cronici.
Un condominio meno conflittuale, più efficiente
Secondo la relazione che accompagna la proposta di legge, i benefici attesi sono chiari: riduzione del contenzioso civile, maggiore sicurezza degli edifici, emersione del lavoro sommerso, rafforzamento della fiducia tra cittadini e gestione condominiale.
È una riforma che parla alla vita reale. Ai portoni che cadono a pezzi. Ai bilanci che non tornano. Alle assemblee che degenerano. E lo fa con una visione politica precisa: trasformare il condominio da campo di battaglia a spazio governabile.
La pdl è ora incardinata in Commissione Giustizia alla Camera. L’iter è appena iniziato, ma il segnale è già forte. Il condominio, da sempre considerato un problema minore, entra finalmente al centro dell’agenda politica. E questa volta, potrebbe non essere solo una promessa.

