Il segretario generale dell’ANCI, Veronica Nicotra, si è scagliata contro le analisi elaborate dall’Osservatorio Confcommercio circa il prelievo sui rifiuti in Italia, giudicandole inesatte. Il report evidenzia “un gettito TARI 2020 intorno ai 9,7 mld di euro e un aumento della TARI dell’80% negli ultimi 10 anni, dato a nostro avviso errato, in quanto dimensionerebbe il prelievo sui rifiuti nel 2010 intorno a 5,4 miliardi”
Il nuovo metodo di calcolo
“Voglio ricordare – prosegue il segretario generale – che nel 2010 una parte considerevole del gettito era ancora richiesto nella forma tariffaria e veniva devoluto alle aziende di gestione senza passare per i bilanci comunali.
La ricostruzione del gettito totale Tarsu/TIA del 2010 porta ad una stima di circa 7,9 miliardi di euro, quindi con un aumento di circa il 25 % stimato nel 2019, quando il gettito, calcolato considerando anche le nuove forme tariffarie, ammontava a circa 9,9 miliardi di euro.
La nota di Confcommercio prosegue imputando ai Comuni di non aver attivato il nuovo metodo di calcolo dei costi del servizio rifiuti, non tenendo conto in modo adeguato delle proroghe nell’applicazione delle nuove e complesse regole dettate da ARERA, dovute agli effetti della pandemia da Covid-19.
Non si tratta pertanto di inadempienza: i Comuni e le Autorità d’ambito hanno potuto operare entro la fine del 2020, come previsto dalla legge.
Va poi detto che lo stesso metodo ARERA in più di una situazione locale produce aumenti nei costi riconosciuti, che si basano ora principalmente sui consuntivi degli anni precedenti.
I pagamenti per i contratti di servizio nel 2020 tendono a superare i costi sopportati nel 2019 di circa il 5%, riflettendo anche il fatto che si tratta di costi molto rigidi rispetto alle diminuzioni delle quantità dei rifiuti prodotti, che pure si sono verificate.”
Trattamento e riciclo
Più di una volta, sostiene Nicotra, l’Associazione dei Comuni avrebbe sollecitato il Governo circa la necessità di “stabilire un quadro uniforme di criteri per l’applicazione di robuste agevolazioni a favore delle attività economiche direttamente e indirettamente colpite dall’emergenza e delle famiglie più fragili.
Non vi è stata una norma statale ma i Comuni hanno operato in tal senso utilizzando una quota dei fondi straordinari assegnati con riferimento alle agevolazioni da Covid-19.
Va certamente detto che l’assenza di una norma statale ha determinato nelle deliberazioni delle agevolazioni, che nella gran maggioranza dei casi ci sono state, una non uniformità di effetti economici.
È auspicabile che con il prossimo decreto emergenziale siano stanziate risorse per le riduzioni TARI e sia determinato uno schema di riferimento univoco.” L’ultimo tema affrontato dal report di Confcommercio riguarda la gestione degli impianti di trattamento e riciclo; in materia, conclude Nicotra, l’ANCI ha invocato l’azione regolatrice di ARERA e uno stanziamento monetario significativo nell’abito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. (Fonte) gazzettadeglientilocali
Osservatorio Confcommercio
È quanto emerge dall’analisi dell’Osservatorio Tasse Locali di Confcommercio che nel 2020 ha censito le delibere e i regolamenti di tutti i comuni capoluogo di provincia oltre a più di 2.000 altri comuni di piccole e medie dimensioni.
Un aumento nel 60% nei comuni, secondo l’analisi su 110 capoluoghi di provincia e Città Metropolitane, quasi l’80% dei comuni non ha ancora definito il nuovo metodo tariffario dell’Arera
Un paradosso che gli esercenti hanno vissuto nel 2020, un anno che avrebbe dovuto segnare il passaggio al nuovo metodo tariffario dei rifiuti (con l’obiettivo dichiarato di evitare voci di costo improprie) e che invece, anche a causa dell’esplosione del Covid, si è rivelato un salasso sul fronte della Tari è quanto afferma il quotidiano italiaoggi.

