Il 13 ottobre si celebra la Giornata Internazionale per la Riduzione del Rischio dei Disastri Naturali (IDDRR), istituita dalle Nazioni Unite nel 1989. L’obiettivo è sensibilizzare governi, organizzazioni e cittadini sull’importanza della prevenzione e della gestione dei rischi legati a eventi come terremoti, alluvioni, uragani e incendi, fenomeni che negli ultimi decenni hanno conosciuto un forte incremento, in gran parte a causa del cambiamento climatico.
Secondo l’UNDRR, tra il 2000 e il 2019 si sono verificati oltre 7.300 disastri naturali, con la perdita di 1,23 milioni di vite, il coinvolgimento di 4,2 miliardi di persone e danni economici stimati in 2,97 trilioni di dollari. Numeri che evidenziano l’urgenza di promuovere una cultura globale orientata alla riduzione del rischio, coinvolgendo cittadini e governi in azioni concrete di prevenzione e mitigazione.
Bambini e giovani: i più vulnerabili
I bambini e i giovani sono tra i soggetti più colpiti dai disastri naturali. Dal 2000, oltre 1 miliardo di bambini ha visto la propria vita sconvolta da eventi catastrofici, con più di 80.000 scuole danneggiate o distrutte. Per questo motivo, il tema della Giornata 2024 è dedicato ai più giovani, coerentemente con gli obiettivi del Sendai Framework 2015-2030, che mira a ridurre le perdite umane, i danni economici e gli impatti ambientali derivanti dai disastri.
Le priorità sono due: garantire scuole sicure e resilienti, integrate nei sistemi di allerta precoce, e fornire ai bambini un’educazione mirata per comprendere i rischi e agire tempestivamente in caso di emergenza. Proteggere e preparare le nuove generazioni è il primo passo per costruire comunità più resilienti.
Cambiamento climatico e rischi estremi
Alluvioni, incendi, siccità, tempeste e ondate di calore sono fenomeni sempre più frequenti e intensi a causa del cambiamento climatico. Secondo l’UNICEF, circa un miliardo di bambini nel mondo è a rischio estremamente elevato. Tra il 2016 e il 2021, i disastri legati al clima hanno provocato 43,1 milioni di bambini sfollati interni, con un ritmo di circa 20.000 bambini al giorno. Proiezioni recenti indicano che, nei prossimi 30 anni, solo le inondazioni fluviali potrebbero interessare quasi 96 milioni di bambini.
Educare e proteggere i bambini significa responsabilizzarli, come sottolinea Paola Albrito, direttrice dell’UNDRR: «Le decisioni prese oggi plasmano gli eventi di domani. Dobbiamo alle future generazioni il compito di metterle in grado di ridurre i rischi legati ai disastri».
Il caso italiano: Campi Flegrei e Vesuvio
L’Italia è tra i paesi più esposti al rischio naturale, in particolare nel bacino mediterraneo. Le aree dei Campi Flegrei, con la loro instabilità vulcanica, rappresentano un pericolo costante per Napoli e comuni limitrofi, con possibili eruzioni e fenomeni di bradisismo che potrebbero coinvolgere centinaia di migliaia di persone. Allo stesso modo, il Vesuvio resta una minaccia, soprattutto durante periodi di siccità e alte temperature che aumentano il rischio di incendi boschivi e diffusi nelle zone circostanti.
Bambini italiani a rischio
Secondo l’Indice di Rischio Climatico per l’Infanzia (CCRI) dell’UNICEF, l’Italia presenta un rischio elevato per l’esposizione a eventi climatici estremi. Le catastrofi naturali, combinate a dissesto idrogeologico e cattiva gestione del territorio, rendono urgente l’adozione di un Piano Nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici, con particolare attenzione ai bambini e agli adolescenti.
L’educazione strutturata sui rischi naturali e sul cambiamento climatico, la realizzazione di scuole sicure e resilienti e il rafforzamento dei sistemi di allerta precoce sono strumenti fondamentali per ridurre l’impatto dei disastri. Solo così si potrà garantire un futuro più sicuro per le generazioni che erediteranno un mondo già messo alla prova dai cambiamenti climatici.

