Revocata scorta a Don Merola, il prete anticamorra. Sulla vicenda interviene il PD

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“Mi hanno tolto la scorta perché non sarei in imminente pericolo di vita. Posso avere protezione se mi devo spostare, avvisando la Procura il giorno prima. Non serve a nulla questa opzione, se poi possono farmi fuori tutti i giorni”. Questo quanto replicato da Don Merola, il prete di Forcella divenuto simbolo della lotta alla camorra, di fronte alla scelta di revocargli la scorta, assegnatagli dal 27 marzo 2004, dopo aver accusato pubblicamente il clan di Forcella per la morte di Annalisa Durante, la 14 enne uccisa “per sbaglio “, come spesso avviene nelle guerre tra clan. Nella vicenda interviene anche il PD, ricordando non pochi episodi preoccupanti. Il 29 gennaio l’auto che doveva essere utilizzata per il servizio di tutela della sua persona, veniva rubata da ignoti che hanno sottratto documenti riservati. L’ottobre scorso al rientro dalla Notte Bianca della legalità mentre era a bordo del suo scooter fu avvicinato da due sconosciuti che con fare minaccioso gli intimarono di fermarsi. Quando vide però che uno dei due stava per avvicinarsi, impaurito fuggì via. Alla luce di questi riscontri un gruppo di parlamentari del PD, ha presentato al ministro dell’interno Angelino Alfano un’interrogazione, che ha come primo firmatario l’Onorevole Simone Valiante. Si chiede al ministro di riassegnare la scorta al prete anticamorra mettendo in risalto il suo importante impegno a favore dei bambini e dei cittadini più bisognosi ed il contributo nella lotta al crimine organizzato attraverso la denuncia dello spaccio di droga favorendo l’arresto di numerosi esponenti dei clan.

Roberta Montanaro