Penso sia capitato a molti osservare e commentare l’abbigliamento di qualcuno considerandolo “estroso”, seguendo un criterio del tutto personale; infastidirsi per l’ennesima richiesta di denaro in prossimità di un incrocio regolato da semafori, o quando si passeggia da soli o in compagnia; provare disagio per la presenza di donne in atteggiamento inequivocabile atte ad offrire prestazioni di tipo sessuale in orari e in luoghi frequentati anche dai minori.
Siamo persone un po’ umorali e, quando la Luna gira storta, propensi all’indifferenza e al biasimo, ma quando l’inclinazione diventa materia su cui costruire una norma, è doveroso riflettere.
Le indicazioni del nuovo regolamento di Polizia Urbana a Massa, capoluogo toscano, in vigore dal 25 luglio per migliorare e tutelare la vita dei cittadini sul territorio, a seguito all’approvazione alla Camera del decreto sicurezza bis, sembrano volere fronteggiare e risolvere le peccaminose, e non più tollerabili, azioni disdicevoli.
Sì, perché ciò che s’intende perseguire è l’azione che offende il decoro, o quello che riteniamo essere tale. Eppure siamo i sostenitori della libertà di azione a qualunque costo; quelli che dichiarano di voler aiutare chiunque ne abbia bisogno; quelli i cui figli hanno ben chiaro cosa voglia dire “fare sesso”.
Il fatto è davvero sorprendente se si ricorda che il capoluogo toscano, attualmente guidato dalla Lega, in passato era stato insignito della Medaglia d’oro al valore militare per la Resistenza, e oggi si trova a promanare ordinanze che stridono con una visione che vorrebbe risoluzioni meno moralizzanti.
I 32 articoli che compongono il Regolamento perseguono i mendicanti (art. 10); le prostitute (art. 12) che con atteggiamenti allusivi invitano i clienti ad intrattenersi con loro, e chi chieda informazioni a donne in abiti provocanti tali da lasciare intendere il tipo di “professione” svolta; chi cede al bivacco (artt. 9 e 13); tutti coloro che assumano atteggiamenti e abbigliamenti considerati poco decorosi, tra cui gli individui che circolano a torso nudo (art.14); chiunque venga scorto a battere e stendere tappeti, o qualsiasi altro materiale da finestre che affaccino su aree di pubblico passaggio (art.29); redarguiti anche coloro che svolgono attività di volantinaggio che arrechino disturbo ai pedoni o che depositino materiale pubblicitario su veicoli in sosta, o in aree pubbliche (art.71).
Le sanzioni per la salvaguardia del decoro partono dai 50 ai 450 euro, l’esosità della multa sarà correlata alla gravità del reato, il cui importo sarà stabilito in relazione alla zona dove si svolgerà, e potrà commutarsi in lavori di pubblica utilità a tutto vantaggio del Comune di Massa.
I mendicanti fastidiosi vedranno confiscarsi il ricavato delle illecite attività e saranno soggetti all’emanazione del provvedimento di Daspo urbano, che consiste nel divieto di accesso alle zone nelle quali il danno è stato arrecato.
Il Daspo (Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive) è stato introdotto in Italia nel1989 proprio per contrastare la violenza negli stadi; il decreto “Immigrazione e sicurezza” dell’ultimo governo ha richiesto l’estensione dei campi di applicazione del DASPO, inasprendo la norma già esistente.
Altri Comuni sceglieranno di adeguarsi a questo sistema repressivo?
Spostare i luoghi del reato dalle zone visibili a quelle periferiche, perché è questo quello che avverrà, è davvero la soluzione da perseguire, un po’ come si è soliti credere quando si dice “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”?
Le vittime di questa sorta di ghettizzazione saranno i più deboli socialmente, fra questi le donne che non solo vivono la prostituzione, ma che devono imparare a porla in modo accattivante, ma elegante, proponendosi in abiti composti e con atteggiamenti cortesi ma che non lascino presagire il fine ultimo della danza dell’amore.
È facile lasciarsi sedurre da proposte allettanti perché tutti gradiremmo vivere in contesti meno degradati, ma se l’analisi s’infittisce è facile anche accorgersi della vacuità degli interventi.
L’accattonaggio dà fastidio perché ricorda il fallimento del sistema nei riguardi della povertà; la prostituzione rimarca il vizio a cui non si riesce a mettere freno, giustificandosi con l’idea che ci si trovi di fronte al mestiere più antico del mondo, e poco, anzi nulla importa se la donna è considerata come merce di scambio.
I latini erano soliti dire Abyssus abyssum invocat, ossia l’abisso invoca l’abisso. Speriamo che non sia cosi!

