SANITA’ – REGIONI E RAGIONI, L’ITALIA DEL POTERE CENTRALE E QUELLA DELLE AUTONOMIE

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Quando sarà passato il peggio, con calma ma con una certa necessità, bisognerà ricominciare a parlare di potere centrale e potere centrale. Sono di questi giorni i mugugni, i contrasti e le forti dissonanze che si percepiscono tra Governatori e Governo, ovvero tra chi è al comando delle Regioni e chi invece dirige le operazioni governative da Roma.

Il federalismo non sembra più di moda, l’ha dimostrato la grave emergenza che stiamo attraversando. Per evitare il marasma di leggi, leggine, decreti, decretini, ordinanze e disposizione varie, è necessaria la cabina di regia nazionale, soprattutto quando si tratta di regolare situazioni che tirano in ballo nello stesso tempo l’ordine pubblico – con provvedimenti di restrizioni delle libertà individuali dolorose ma necessarie – ma anche la salute pubblica- con urgenze che vanno ben al di là della burocrazia e delle attese standard per intervenire.

Cosa ci riserverà il futuro è complicato anticiparlo adesso. Possiamo solo intuire un rafforzamento dello Stato centrale e dell’esecutivo, sempre nell’ambito della Carta Costituzionale e delle prerogative di una democrazia parlamentare come la nostra. Il ruolo delle Regioni va certamente ridiscusso. L’ipotesi federalista, che convinceva solo a tratti, non regge all’impatto con i momenti di grave crisi, dove il federalismo si svuota dei benefici e diventa lettera morta, anzi divide ancor di più un Paese che per storia e abitudini resta il Paese dei mille campanili e delle tantissime divisioni al netto dagli slogan unitari di circostanza.

La sanità, tanto per essere chiari, non può essere privata all’americana o alla lombarda. Resta pubblica. Ma dopo tale affermazione, la definizione pubblica deve riempirsi di concreti significati. Investimenti, assunzioni, competenze, funzionalità, visione strategica, ospedali con mission precisa, distretti sanitari di livello. Alt agli sprechi, alle nomine politiche, agli ospedali doppioni, alle lunghe attese per ottenere quel che spetta per diritto. Insomma è necessaria una rivoluzione sanitaria copernicana e pubblica.