È attesa per oggi, lunedì 14 luglio, la decisione della Corte Costituzionale sulla legge elettorale della Puglia che impone ai sindaci, intenzionati a candidarsi alle elezioni regionali, di dimettersi almeno 90 giorni prima della scadenza naturale del Consiglio Regionale. Una norma che ricalca fedelmente quanto previsto dalla legge elettorale della Campania e che, pur non essendo direttamente oggetto del giudizio odierno, potrebbe subire un contraccolpo di riflesso qualora la Consulta dovesse bocciare la norma pugliese.
Proprio in Campania, infatti, il tema è diventato negli ultimi mesi un vero e proprio terreno di scontro politico-istituzionale. Nelle scorse settimane, la Presidenza del Consiglio Regionale ha ricevuto una comunicazione formale dal Ministero dell’Interno: una serie di rilievi critici sulla legge elettorale regionale, giudicata troppo restrittiva nei confronti dei sindaci. Secondo il Viminale, l’obbligo di dimissioni a tre mesi dalla scadenza della consiliatura – senza eccezioni né alternative – rischia di comprimere irragionevolmente il diritto di elettorato passivo di chi guida un Comune.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: gran parte dei primi cittadini interessati a un possibile salto in Regione ha scelto di non dimettersi, adottando una strategia attendista. In molti casi si guarda con attenzione non solo alla sentenza della Corte Costituzionale sulla Puglia, ma anche a possibili modifiche della legge campana, o a vie alternative, come la dichiarazione di decadenza da parte dei rispettivi Consigli comunali – una prassi controversa ma tecnicamente percorribile, almeno secondo alcuni esperti.

