Il centrodestra prende tempo, il centrosinistra si avvita. Alla vigilia di una tornata elettorale che dovrebbe portare i campani al voto a metà novembre, lo scenario politico regionale resta sospeso tra incertezze e veti incrociati.
Nel campo deluchiano lo scontro sul congresso del Pd continua a tenere banco. L’investitura di Piero De Luca a segretario regionale, fulcro dell’accordo che avrebbe dovuto blindare la candidatura di Roberto Fico per il centrosinistra, è finita in un vicolo cieco. Mancano regolamento, commissioni, tempi tecnici per i circoli: elementi che rendono complicata, se non impossibile, una convocazione entro settembre. Ogni giorno che passa aumenta il rischio che il congresso venga rinviato a dopo le elezioni, scenario giudicato “irrituale” ma ormai probabile. E intanto cresce il malumore interno, con parlamentari che non si espongono e dirigenti che temono di arrivare al voto senza una guida chiara.
Sul fronte opposto, il centrodestra si muove con strategia attendista. La scelta del candidato presidente è rinviata a un nuovo vertice nazionale, previsto per il 25 agosto ma non ancora calendarizzato con certezza. Sul tavolo restano i nomi del viceministro Edmondo Cirielli (FdI), del deputato Gianpiero Zinzi (Lega), dell’ex ministra Mara Carfagna (Noi Moderati). Ma non è esclusa l’opzione di un candidato civico, con in pole il presidente della Zes Unica Giosy Romano e, in seconda battuta, i rettori Matteo Lorito e Giovanni Francesco Nicoletti.
La sensazione, però, è che la coalizione di centrodestra attenda prima di capire cosa accadrà nel Pd. Se il patto tra Vincenzo De Luca e la segretaria Elly Schlein su Piero De Luca e Fico dovesse saltare, il quadro potrebbe mutare radicalmente. In altre parole: la decisione finale dei leader nazionali – Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi – sarà calibrata anche sulla reale compattezza del fronte progressista.

