Reggina – Savoia, la madre di tutte le partite. Vale una fetta di Serie C per Reggio Calabria e per Torre Annunziata. Una sfida che il destino ripropone come punto d’inizio, non certo come la fine di una battaglia destinata ad andare oltre il confronto diretto. Un vero thriller sportivo, capace di tenere tutti con il fiato sospeso.
Ma chi avrebbe mai immaginato, solo pochi anni fa, a Torre Annunziata, che il Savoia potesse giocarsi una gara di questo livello? Nessuno. O meglio: in due:Nazario Matachione ed Emanuele Filiberto di Savoia. Sono loro i veri artefici di Reggina-Savoia.
Due figure diverse, complementari, unite da una visione comune e da un patto umano prima ancora che sportivo. Un progetto che non sarebbe mai potuto nascere senza l’uno o senza l’altro. Nazario Matachione senza Emanuele Filiberto di Savoia non avrebbe potuto realizzarlo. Emanuele Filiberto di Savoia senza Nazario Matachione non avrebbe potuto costruirlo.
Il primo segnale forte è arrivato alla vigilia della sfida, con il messaggio rivolto alla città di Torre Annunziata: parole misurate, profonde, che hanno colpito l’intero ambiente di Reggio Calabria e raccolto il plauso unanime degli addetti ai lavori. Un messaggio che ha saputo sensibilizzare la tifoseria, ricordare il prestigio della Reggina e l’importanza storica di Reggio Calabria, ribadendo che il calcio, quando è guidato da valori, può essere veicolo di rispetto e identità. Non a caso, siti e giornali ne hanno dato ampio risalto e i social si sono riempiti di attestati di stima.
Nazario Matachione ed Emanuele Filiberto di Savoia sono i presidenti che hanno fatto rinascere il Savoia. Un club che per decenni era stato svuotato, mortificato, trascinato lontano dal suo popolo e dalla sua storia. Un deserto di idee, progetti e ambizioni, dove persino la tifoseria aveva iniziato a temere la scomparsa definitiva del calcio cittadino. Ed è proprio da quel deserto che il Savoia è rinato. Grazie a una visione condivisa e a un’assunzione di responsabilità totale. Matachione ha rotto ogni schema, mettendo da parte il fatalismo e costruendo passo dopo passo un progetto solido. Il progetto voluto da Emanuele Filiberto, quando ha trovato in Nazario Matachione un alleato autentico, il progetto ha assunto dimensione, forza e credibilità. Il Principe, mai prima direttamente coinvolto nella gestione del club nonostante il nome e il simbolo, ha scelto di affidarsi completamente al suo socio e amico, condividendone strategia, rischi e obiettivi.
Intorno a questo asse centrale si è poi formato un gruppo di sostegno — con Tina e Alfonso Santillo, Marcello Pica e Arcangelo Sessa — chiamato a contribuire e a finanziare un progetto già definito, strutturato e guidato.
Dal campionato di Eccellenza in avanti, il percorso è stato metodico, rigoroso. Anno dopo anno. Correzioni, sacrifici, resistenza agli attacchi, scelte difficili. Uomini selezionati in tutta Italia per la struttura societaria e in tutto il mondo per la squadra. Un modello gestionale costruito insieme da Matachione ed Emanuele Filiberto che è arrivato persino all’attenzione della FIFA, discusso a Dubai alla presenza di Gianni Infantino.
Nel Savoia di oggi nulla è lasciato al caso: ogni ruolo, dal magazzino alla presidenza, deve rispettare standard altissimi. Quando non vengono raggiunti, si interviene, si corregge, si supporta. È una cultura del lavoro e del professionismo che si riflette anche sul campo. Ecco perché, se all’alba 600 cuori partiranno da Torre Annunziata verso Reggio Calabria, c’è un binomio che va ringraziato più di ogni altro per il peso che ha portato, che porta e che porterà sulle spalle: Nazario Matachione ed Emanuele Filiberto.Il Savoia strappato al degrado e riportato a giocarsi un big match per il primato al “Granillo” loro lo avevano visto anni prima degli altri. E, come entrambi sanno bene, non è il punto d’arrivo. È solo l’inizio.

