Il dibattito sul referendum sulla giustizia 2026 in Italia si infiamma con dichiarazioni che non lasciano indifferenti. “Al referendum sulla Giustizia per il ‘no’ voteranno le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno per il ‘si’ gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. Queste parole, pronunciate dal procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, durante un’intervista video al Corriere della Calabria, hanno scatenato un vero e proprio terremoto politico. In un contesto già teso, con il voto fissato per il 22 e 23 marzo 2026, Gratteri si posiziona come testimonial del “No”, enfatizzando come una riforma inefficiente potrebbe favorire poteri occulti e criminalità organizzata, specialmente in regioni come la Calabria, da sempre crocevia di lotte contro la ‘ndrangheta.
Chi è Nicola Gratteri: Biografia e Carriera di un Magistrato in Prima Linea contro la Mafia
Per comprendere il peso delle parole di Gratteri, partiamo dal suo background. Nato il 22 luglio 1958 a Gerace, in provincia di Reggio Calabria, Nicola Gratteri cresce in una famiglia modesta: terzo di cinque figli, con un padre camionista e una madre casalinga. La Locride, terra di ‘ndrangheta, segna la sua infanzia. Dopo la maturità scientifica al Liceo Zaleuco di Locri, si laurea in Giurisprudenza all’Università di Catania in soli quattro anni, vincendo il concorso in magistratura a 25 anni, nel 1983.
La carriera di Gratteri è un inno alla lotta contro la criminalità organizzata. Inizia come sostituto procuratore a Locri negli anni ’90, dove indaga su intrecci tra ‘ndrangheta, politica e massoneria. Le sue prime inchieste provocano crisi politiche, come le dimissioni dell’assessore regionale socialista Giovanni Palamara per corruzione, portando alla caduta della Giunta regionale calabrese. Dal 1989 vive sotto scorta, scampando a tre attentati nel 1993 e a un piano con arsenale scoperto nel 2005 a Gioia Tauro.
Nel 2009 diventa procuratore aggiunto a Reggio Calabria, coordinando indagini su traffici di droga e armi. Dal 2016 è procuratore capo a Catanzaro, dove lancia operazioni storiche come “Rinascita-Scott”, maxi-processo contro la ‘ndrangheta con oltre 300 imputati. Nel 2023, assume la guida della Procura di Napoli, estendendo la sua battaglia alla camorra e ai poteri occulti. Autore di saggi come Fratelli di sangue (2007), La malapianta (2010) e Padrini e padroni (2016) con Antonio Nicaso, Gratteri è anche educatore: incontra studenti per spiegare perché “non conviene” essere ‘ndranghetisti.
Premiato con il Civil Courage Prize a New York nel 2014, Gratteri è consulente per commissioni antimafia e ha collaborato con governi per riforme contro le mafie. La sua vita è un esempio di dedizione: “La ‘ndrangheta è diventata classe dirigente”, denuncia nei suoi libri, legando criminalità a élite deviate. In Calabria, regione con alto tasso di infiltrazioni mafiose, Gratteri rappresenta la speranza di cambiamento attraverso la legalità.
Il Contesto del Referendum sulla Giustizia 2026: Cosa Prevede la Riforma Nordio
Il referendum sulla giustizia 2026 è un referendum confermativo su una legge costituzionale approvata dal Parlamento nel 2025, nota come “riforma Nordio” dal nome del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Non abrogativo come quello del 2022 (fallito per quorum basso), questo è oppositivo: i cittadini confermano o respingono modifiche a sette articoli della Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107, 110).
I punti chiave:
- Separazione delle carriere: Giudici e pubblici ministeri (PM) avranno percorsi professionali distinti fin dall’accesso in magistratura, con due Concorsi Superiori della Magistratura (CSM) separati: uno per giudicanti, uno per requirenti.
- Sorteggio per i CSM: I componenti togati saranno estratti a sorte, non eletti, per smantellare il “sistema correntizio” interno alla magistratura. La componente laica (politica) seguirà modalità diverse.
- Alta Corte disciplinare: Una nuova corte per i procedimenti disciplinari contro magistrati, togliendo questo potere ai CSM.
Obiettivi dichiarati dal governo Meloni: garantire un “giusto processo”, rafforzare l’autonomia dei giudici, ridurre influenze politiche e correntizie, restituendo autorevolezza alla magistratura. Critici, come CGIL e ANM, vedono rischi: due CSM potrebbero politicizzare la giustizia, il sorteggio minare la democrazia interna, e l’Alta Corte concentrare potere.
Sondaggi recenti mostrano un vantaggio del “Sì” in calo, con il “No” che recupera terreno. In Calabria, dove la ‘ndrangheta controlla economia e politica, una giustizia “efficiente” è vitale: infiltrazioni mafiose in appalti e istituzioni rendono la riforma un tema sensibile.
Analisi della Dichiarazione di Gratteri: “No” per le Persone Perbene, “Sì” per Indagati e Massoneria Deviata
La frase di Gratteri, rilasciata il 12 febbraio 2026 al Corriere della Calabria, è un affondo diretto: associa il “Sì” a interessi occulti, contrapposto al “No” delle “persone perbene” che credono nella legalità per cambiare la Calabria. Non è una novità: Gratteri ha sempre denunciato intrecci tra mafia, massoneria e potere. In libri come Acqua santissima (2013), descrive come logge deviate facilitino traffici illeciti.
Perché questa associazione? Gratteri teme che la separazione carriere crei un “PM super poliziotto” al servizio dei potenti, svantaggiando i deboli. In Calabria, dove la ‘ndrangheta fattura miliardi (oltre 40 miliardi annui, secondo stime), una giustizia indebolita favorirebbe imputati e centri di potere. Esempi storici: inchieste come “Rinascita-Scott” hanno svelato collusioni tra ‘ndrangheta, massoni e politici. Gratteri replica alle critiche: “Non ho detto che tutti i ‘Sì’ sono malavitosi, ma che conviene a chi vuole una giustizia inefficiente”.
Su X (ex Twitter), utenti come @pleporace notano: “Il referendum è decollato” grazie allo scontro. Altri, come @Lorenzo62752880, criticano: “Per Gratteri, ‘No’ buoni, ‘Sì’ delinquenti. Questa è democrazia?”.
Reazioni e Polemiche: Dal Centrodestra al CSM, Bufera su Gratteri
Le parole di Gratteri hanno innescato reazioni immediate. Il ministro Nordio: “Sconcertato. Serve test psico-attitudinale per magistrati?”. Ignazio La Russa, presidente del Senato: “Offende milioni di cittadini”. Antonio Tajani: “Offensivo, io voto ‘Sì’ e non sono massone”. Matteo Salvini: “Lo denuncio. Voto ‘Sì'”.
Il CSM apre una pratica, segnalando alla Cassazione possibili profili disciplinari. Dal “No”, sostegno: Raffaele Cantone (ex ANAC) critica la riforma come minaccia all’indipendenza. Su X, @HuffPostItalia titola: “Centrodestra insorge”. @LaVeritaWeb: “Gratteri sbrocca”.
Gratteri replica a Piazzapulita (La7): “Chi mi accusa è in malafede. Ho superato la soglia dell’odio”. La polemica amplifica il dibattito, con sondaggi che vedono il “No” guadagnare (forbice ridotta da 10 a pochi punti).
L’Importanza della Legalità in Calabria: Dalla ‘Ndrangheta alla Speranza di Cambiamento
In Calabria, la dichiarazione di Gratteri tocca corde profonde. La regione, con PIL pro capite tra i più bassi d’Italia, soffre infiltrazioni mafiose: appalti truccati, voti di scambio, massoneria deviata come collante. Gratteri: “La legalità è chiave per il cambiamento”. Esempi: faida di San Luca (1991-2006), strage di Duisburg (2007), inchieste su logge massoniche che proteggono boss.
Una giustizia efficiente contrasta questo: operazioni come quelle di Gratteri hanno portato a migliaia di arresti, riducendo il potere ‘ndranghetista. Ma la riforma potrebbe indebolire PM, favorendo imputati potenti. Critici del “Sì” temono un “effetto domino” su regioni mafiose.
Alternative: libri come Le ragioni del No di Rossi e Spataro propongono riforme vere, non costituzionali, per efficienza (es. digitalizzazione, risorse). In Calabria, associazioni come Libera sostengono il “No” per una giustizia indipendente.
Impatto Potenziale della Riforma e Opinioni di Esperti
Se vince il “Sì”, due CSM potrebbero politicizzare nomine, con sorteggio che mina meritocrazia. Avvocati come Sabina della Putta (Trieste): “Rafforza terzietà giudice”. Ma per Giovanni Bachelet: “Offensivo”.
Sondaggi: “Sì” avanti, ma “No” recupera con campagna di leader come Conte vs Nordio. Impatto economico: giustizia lenta costa miliardi; riforma non risolve, per esperti.
Un Voto per il Futuro della Legalità
Il referendum sulla giustizia 2026 è più di una consultazione: è un test per la democrazia italiana, specialmente in Calabria. La dichiarazione di Gratteri, pur controversa, sottolinea rischi per legalità contro poteri occulti. Votare “No” per chi crede in una giustizia indipendente; “Sì” per chi vuole smantellare correnti. Qualunque l’esito, il dibattito ha riacceso attenzione su mafia e riforme. Forza Calabria: la legalità è la via per il cambiamento.

