Referendum 2025, a Pagani trionfa l’astensione: il quorum non si raggiunge, ma il Sì domina tra i votanti

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Di Marco Visconti

Nessun vincitore, se non l’astensionismo. Questo il quadro che emerge dal Comune di Pagani all’indomani del referendum nazionale sui cinque quesiti riguardanti lavoro, contratti, tutele e cittadinanza. Nonostante l’ampia affermazione del “Sì” in tutte le proposte sottoposte agli elettori, a Pagani, come nel resto della Campania, il quorum non è stato raggiunto: ha votato solo il 21,96% degli aventi diritto, un dato in linea con la media regionale del 29,85%. Su 28.359 elettori paganesi, si sono recati alle urne appena 6.230 cittadini, con una manciata di schede nulle (tra 29 e 35 a seconda del quesito) e bianche (tra 65 e 86). Una partecipazione flebile, che si presta a una riflessione più profonda sul rapporto tra cittadinanza e democrazia partecipativa.

I risultati nel dettaglio

Tra coloro che hanno espresso il proprio voto, il “Sì” ha dominato in maniera netta su quasi tutti i fronti:

Reintegro per licenziamenti illegittimi: Sì al 91,97% (5.643 voti), No all’8,03% (493 voti).

Indennità per licenziamenti illegittimi nelle piccole imprese: Sì al 90,84% (5.564), No al 9,16% (561).

Contratti a termine: Sì al 92,40% (5.645), No al 7,60% (464).

Responsabilità solidale per infortuni sul lavoro: Sì all’89,80% (5.493), No al 10,20% (624).

Cittadinanza italiana per stranieri: qui si registra la percentuale più bassa per il Sì, con un 63,65% (3.896 voti) e un No al 36,35% (2.225).

Il quesito sulla cittadinanza italiana per stranieri è quello che ha suscitato il dibattito più delicato, e non a caso è anche l’unico in cui il fronte del No ha superato i duemila voti. Una resistenza silenziosa, forse, che si confronta con una realtà cittadina in movimento. A Pagani, infatti, il flusso migratorio racconta una storia diversa rispetto all’immobilismo elettorale: se nel 2024 erano stati registrati appena 185 nuovi ingressi a fronte di quasi 800 partenze, i primi sei mesi del 2025 segnano un’inversione. Gli arrivi sono aumentati sensibilmente – 282 immigrati solo tra gennaio e giugno – mentre le uscite, seppur ancora superiori, si attestano a 310. Numeri che suggeriscono una città che torna ad accogliere, che si riempie di nuovi volti, spesso giovani, spesso invisibili nel dibattito pubblico. È in questo scenario che la proposta di facilitare l’accesso alla cittadinanza trova un significato concreto: non un principio astratto, ma una possibile risposta a una presenza già viva sul territorio.

Un paese che non vota

Il dato politico più rilevante, tuttavia, è l’alto tasso di astensione. A Pagani ha votato meno di un cittadino su quattro. Se il risultato formale pende dalla parte del Sì, quello sostanziale segnala un distacco profondo tra popolazione e istituzioni, tra urgenze quotidiane e consultazioni referendarie.

Sezioni e dati relativi al primo punto referendario.

Il mancato raggiungimento del quorum si fa simbolo di una democrazia che arranca, di cittadini che scelgono l’astensione come forma di espressione o di rassegnazione, un disincanto che richiama, per spirito se non per parole, il pensiero di Giorgio Gaber, che già negli anni ’90 ironizzava sull’inconsistenza della distinzione tra destra e sinistra, rendendo evidente quanto certe etichette ideologiche fossero diventate vuote. “Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra”.

Sezioni e dati relativi al primo punto referendario.