Sabato sera sono tornato al cinema dopo circa due anni (pandemia) per vedere il film di Mario Martone, “Qui rido io”, la storia su Eduardo Scarpetta, la sua famiglia allargata tra figli legittimi e illegittimi. Sono molto attratto dalle storie dei personaggi o autori che hanno contribuito alla crescita nel mondo di Napoli. Ma andiamo in ordine: Tappa obbligatoria dopo l’arrivo prima di entrare in sala, nella Hall la solita richiesta di Popcorn da consumare durante la proiezione.
Certo, stare comodamente seduti nella poltroncina da senso al prezzo del biglietto e no solo, sembra al momento che tutto riesca a mettersi in moto. Dopo le pubblicità di routine, ecco apparire sul grande schermo lo spot per il ritorno al cinema in sicurezza, i protagonisti sono vari attori italiani alle prese con svariati mestieri inerenti alle sale cinematografiche.
Il film di Qui rido io si apre con immagine dei fratelli Lumiere riprese girate nel 1895 di cui il Felice Sciosciammocca è forse uno dei possibili modelli.
Il filmè basato sul capostipite della dinastia teatrale degli Scarpetta – De Filippo dalle umili origini, affermato grazie alle sue commedie e alla maschera di Felice Sciosciammocca. Il teatro è la sua vita e attorno a questo gravita anche tutta la sua singolare famiglia, composta da mogli, compagne, amanti, figli legittimi e illegittimi (9), tra cui Titina, Eduardo e Peppino De Filippo.
Chissà, eppure la mia curiosità e quella di seguire l’andamento se sarà re dei botteghini in un lasso di tempo come quando Eduardo Scarpetta, divenne re del botteghino della Napoli della fine dell’Ottocento del teatro napoletano.
Ad accompagnare la scenografia c’è una Napoli evocata dalla musica, fu tra le capitali mondiali dello spettacolo e del cinema muto, fatta di canzoni, oggi invece con le giuste melodie attraverso la voce di Sergio Bruni, si prolungano dalla belle époque ai decenni successivi.
Un viaggio sentimentale in una città dal fondo dolente che fa della recitazione e del canto una maschera per gettarsi nella vita, una città che conosce la condizione umana i suoi volti noti Di Giacomo, Bovio, Benedetto Croce, le sue atmosfere, per restituire un mondo che non è tanto diverso dal nostro con gelosie e peccati, drammi e commedie, dolori e gioie una strada per un tesoro tutto da esplorare.
Toni Servillo è travolgente ma secondo il mio parere il film è una gioia per gli occhi anche per tutto il meraviglioso cast, Maria Nazionale, Cristina Dell’Anna, Alessandro Manna, Eduardo Scarpetta, Lino Musella, Iaia Forte, fino ai bambini attori e tanti altri.
Eduardo Scarpetta fu padre-padrone anche di una numerosa famiglia allargata, dove figli ufficiali e naturali formavano con le loro madri una tribù da guidare e comandare come faceva in scena, dove poi si ritrovavano a recitare tutti, compresi i piccoli Eduardo e Peppino De Filippo, avuti dalla nipote della moglie.
Il teatro e la famiglia che si specchiano l’uno nell’altra. Il Martone racconta questa storia ricostruendo perfettamente le dinamiche teatrali e raccontando il privato in maniera così appassionata e credibile il mondo del teatro.
Per il resto l’incontro con Gabriele D’Annunzio e la vicenda del processo, gli aspetti storici si mescolano con immaginazione e finzione. Infine la Villa Scarpetta detta Villa Santarella che prende il nome da una delle commedie di maggior successo di Scarpetta, chiamata appunto Na santarella, una struttura di interesse storico-artistico di Napoli, situata ai margini della collina del Vomero, furono proprio i proventi che il commediografo ottenne da questa sua opera a consentire la costruzione dell’edificio sulla facciata fece incidere il motto “qui rido io”.
Se avete la possibilità vi invito a vederlo al Cinema e magari scrivere un vostro parere. Alla prossima !!!

