In via Dalmazia a Salerno, praticamente a due passi dal centro, c’è la Parrocchia di San Demetrio Martire.
Un luogo di culto, ma anche un punto di riferimento per le famiglie e i ragazzi della zona e non solo, che possono usufruire di un campo di calcetto all’interno dell’oratorio e di uno spazio che ospita una scuola.
Accanto una bella sala cinema-teatro.
Erano anni che non varcavo la soglia della Chiesa e nel silenzio della navata centrale mi è sembrato di ritornare bambina.
Non frequentavo quella parrocchia, ma nella sala attigua si organizzava il cineforum dove potevo vedere tutti i film per bambini e le rassegne cinematografiche.
La sala era scarna negli addobbi e il riscaldamento non c’era, la differenza con i cinema del centro era evidente, e si sentiva tutta in quel gelo che dopo poco che ti eri seduta su quelle sedie di legno dure e spartane, ti avvolgeva prima gli arti inferiori, poi quelli superiori fino a non farti sentire più le estremità.
Quanti anni sono trascorsi! Eppure il tempo ha trasformato la sala dove proiettavano i film, in uno spazio molto più accogliente che all’occasione diventa anche un teatro cittadino dove assistere a belle rappresentazioni.
Il responsabile è don Mario Salerno, padrone di casa da circa sette anni, che si dichiara soddisfatto di una realtà parrocchiale che sicuramente si è modificata nel tempo, ma che la domenica per la messa accoglie i fedeli che ancora accorrono numerosi.
L’età dei residenti in zona e che frequentano la Chiesa si è alzata, e probabilmente un sacerdote giovane potrebbe percepire il quartiere come particolarmente lento rispetto alle proprie energie, ma non certo immobile. Infatti, molte sono le attività previste e don Mario si avvale dell’aiuto del suo vice parroco don Antonio Lauciello, che con la maturità dell’età assicura le celebrazioni eucaristiche giornaliere.
Le chiese chiudono sempre prima in diverse zone d’Italia in mancanza di custodi, don Mario ha deciso, da quando si è insediato nella parrocchia, di aprire le porte della casa del Signore la mattina presto e chiuderle la sera.
Molte sono le persone che nelle ore più inusuali, sostano nel luogo sacro per ritemprare l’anima.
Oltre ai parrocchiani, molti i lavoratori di passaggio che prima di raggiungere gli uffici, distanti poche centinaia di metri, sostano e pregano prima di rituffarsi nel quotidiano.
Certo don Mario, ammette che ha dovuto prendere provvedimenti per evitare episodi spiacevoli verificatisi nel passato, e così ha provveduto ad installare un sistema di sicurezza che prevede la presenza di numerose telecamere di videosorveglianza, e non è più accaduto nulla di sgradevole.
Don Mario Salerno è una persona che parla lentamente, ma scruta bene le persone che incontra e osservando il suo sguardo si notano occhi leggermente cadenti che hanno visto tante cose, e non mi meraviglio quando scopro sul suo profilo fb l’esistenza di una casa di accoglienza in Madagascar costruita con le offerte.
Il sorriso dei bambini che sono ormai orfani colpisce, le giovani donne che sembrano dipinte nelle foto che i volontari inviano, salutano con occhi ricolmi di gioia per quel poco che hanno, e penso che le porte delle chiese dovrebbero essere sempre aperte, perché sentirsi accolti rende l’umanità più bella.
In una giornata come tante, ritrovarmi nel luogo della memoria, mi ha lasciato una strana sensazione: un misto di incredulità, per come gli anni si susseguano veloci, unito a quel calore di quella carezza della sera che cantavano i New Trolls.

