Rapporto Svimez: “Sud sempre più in crisi”

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ll rapporto Svimez è impietoso e prescinde dalle ultime pezze a colori messe dal governo Meloni. Cosa si evince dai dati reali? Anche con l’aiuto del Piano di ripresa e resilienza, il Sud resta ingabbiato tra una crescita lenta, il divario con il Centro-Nord tornerà ad allargarsi già nel 2025, ci saranno un aumento della povertà – soprattutto tra le famiglie con lavoratori – e una costante emigrazione dei laureati. 

I dati sono catastrofici e parlano chiaro. La crisi legata all’inflazione ha colpito soprattutto il Meridione, dove ci sono più persone a basso reddito e quindi con un’importante quota di consumi legata a cibo ed energia. Nel 2022, la perdita di reddito disponibile al Sud è stata del 2,9%, quasi due volte e mezzo l’1,2% del Centro-Nord. Nel 2023 è diventata del 2% contro l’1,2% del resto d’Italia. Tra il 2020 e il 2022, i poveri nel Mezzogiorno solo saliti di 250 mila unità, mentre nel Centro-Nord sono calati di 170 mila. L’indigenza ha colpito le famiglie di lavoratori: i nuclei con persona di riferimento inquadrata come operaio, infatti, registrano un tasso di povertà al 16%, con 3,3 punti percentuali in più rispetto a due anni prima. La perdita di salario al Sud è stata, tra il secondo trimestre 2021 e quello del 2023, pari al 10,7%.

Se nel 2022 la crescita del Mezzogiorno, rispetto al 2020, è stata in linea con la media Ue – più 3,5% – la previsione del 2023 è ferma allo 0,4%. Quella per il 2024 è stimata in misura quasi pari a quella del resto d’Italia – 0,6% al Sud e 0,7% al Centro-Nord – ma già dal 2025 dovrebbe tornare ad acuirsi la forbice. Per il 2024 e il 2025, lo studio Svimez si aspetta una crescita completamente legata al Pnrr: senza il piano, saremmo andati incontro a una recessione dello 0,6% nel 2024 e dello 0,7% nel 2025. L’applicazione da parte dei Comuni, però, continua a fare fatica: al Sud è stato messo a gara solo un terzo dell’importo finanziato dal Pnrr.

Ma la vera bomba resta quella demografica. Il Mezzogiorno continua a esportare laureati. Il saldo migratorio tra il 2002 e il 2021 segna una perdita di 808 mila persone, con percentuale di laureati pari al 32,5%. Nell’ultimo anno, invece, la perdita è di poco meno di 20 mila persone, metà delle quali laureate. Nel 2080 si prevede una perdita di 8 milioni di residenti nel Sud. Il “gelo demografico” dipende molto dal basso tasso di occupazione delle donne. Nel Meridione, quelle single sono occupate al 52,3%, quelle con figli di più di sei anni lo sono al 41,5% e quelle con bambini sotto i sei anni si fermano al 37,8%.

Per Svimez l’unica strada per uscire dalla crisi resta la promozione delle politiche industriali al Sud. Il direttore Luca Bianchi ha fatto una battuta: “Un po’ meno bnb e più R&d; meno bed and breakfast, più ricerca e sviluppo”.