Il caso che ha coinvolto Sigfrido Ranucci, conduttore storico di Report su Rai 3, e Maria Rosaria Boccia, al centro del cosiddetto “Boccia-gate” con l’ex ministro Gennaro Sangiuliano, ha scatenato un nuovo capitolo di polemiche mediatiche e politiche. Al centro, alcune chat private tra i due, depositate agli atti dell’inchiesta della Procura di Roma per stalking e lesioni ai danni di Sangiuliano, e riportate da Il Giornale il 30-31 gennaio 2026. Il quotidiano ha pubblicato estratti in cui Ranucci avrebbe menzionato una fantomatica “lobby gay” di destra che influenzerebbe l’informazione italiana, collegando nomi illustri.
La vicenda si inserisce in un contesto già esplosivo: Boccia è indagata per aver registrato e diffuso conversazioni private di Sangiuliano, materiale finito anche su Report nel dicembre 2024. Ranucci ha smentito con forza le interpretazioni, accusando il giornale di manipolazione e commenti omofobi.
Il contesto del “Boccia-gate” e il ruolo di Report
Maria Rosaria Boccia, imprenditrice pompeiana, è diventata nota nel 2024 per la relazione (poi negata da lei) con Gennaro Sangiuliano, ex ministro della Cultura. La donna è indagata per stalking, lesioni e interferenze illecite nella vita privata: avrebbe registrato conversazioni sensibili tra Sangiuliano e la moglie Federica Corsini, diffondendone stralci a giornalisti, inclusa la redazione di Report. La trasmissione, condotta da Sigfrido Ranucci, mandò in onda un audio privato l’8 dicembre 2024, scatenando polemiche sul Garante della Privacy (che multò la Rai per 150mila euro, sanzione poi annullata dal tribunale di Roma nel gennaio 2026).
Le chat tra Ranucci e Boccia, depositate dai pm Giuseppe Cascini e Giulia Guccione, coprono decine di pagine e riguardano non solo Sangiuliano, ma anche critiche al governo Meloni, nomine e presunti “lavori” anti-governo. Il 30 gennaio 2026, Il Giornale (diretto da Tommaso Cerno) ha dedicato l’apertura a queste conversazioni, titolando su una “lobby gay di destra” che tirerebbe i fili dell’informazione.
Le chat riportate: il dialogo incriminato
Secondo Il Giornale, il 29 gennaio 2026 (o in data vicina), dopo un’apparizione di Tommaso Cerno a L’Aria che tira su La7 (dove criticava Boccia e l’evento di Pompei come tentativo di destabilizzare il governo Meloni), Boccia scrive a Ranucci alle 21:29: «Ho visto Cerno all’Aria che tira… è davvero scandaloso».
Il giornale interpreta queste frasi come una teoria del complotto: una lobby gay di destra che controllerebbe media e informazione, forse per attaccare il governo di centrodestra.
La smentita di Sigfrido Ranucci
Ranucci ha replicato immediatamente su Facebook (post del 30 gennaio 2026): «Sul Giornale di oggi manipolando il contenuto delle mie chat con Maria Rosaria Boccia, si è lasciato andare a indegni commenti omofobi contro il collega Massimo Giletti anche lui al momento in Rai, a cui va la mia solidarietà».
In un altro post, Ranucci accusa Il Giornale (proprietà Angelucci, diretto da Cerno) di usare il “metodo Boffo” (riferimento a un caso del 2009 con Libero): «Il Giornale degli Angelucci diretto da Cerno in versione ‘metodo Boffo’ apre la guerra delle chat. Ce ne sono migliaia che riguardano Sangiuliano e esponenti politici di primo livello, che la maggioranza ha secretato».
Ranucci sfida a pubblicare tutto, difendendo il diritto di cronaca e la libertà di stampa per tutti.
La replica di Tommaso Cerno
Cerno, bersagliato nelle chat, ha risposto sui social: «Non mi passerebbe mai per la testa di insegnare al dottor Ranucci il suo mestiere. Spero continui a fare bene il suo lavoro per decenni. W Report e la libertà di stampa. Che vale per tutti, però. E sono settimane che cercano di intimidirci. Il Giornale in edicola ogni giorno».
Cerno ha contestualizzato le sue critiche a Boccia come legittima opinione giornalistica, senza entrare nel merito delle chat.
Implicazioni: libertà di stampa, omofobia e teorie del complotto
La vicenda solleva questioni delicate:
- Manipolazione vs. contesto: Ranucci denuncia tagli e interpretazioni omofobe. Le chat potrebbero essere ironiche, contestuali o estrapolate. Senza il testo integrale (non pubblico), è difficile giudicare.
- Lobby e complotti: L’idea di una “lobby gay di destra” riecheggia teorie cospirative diffuse in ambienti politici polarizzati. In Italia, accuse simili (da “lobby LGBT” a “poteri forti”) sono comuni, ma qui si rovesciano: una presunta lobby gay conservatrice che attaccherebbe il governo Meloni.
- Ruolo di Report: La trasmissione è spesso accusata di parzialità anti-destra. Il caso Sangiuliano ha portato accuse di uso di materiale illecito. Ranucci difende l’inchiesta come giornalismo d’inchiesta.
- Omofobia: Ranucci e altri (es. Ivan Scalfarotto, Giuliano Ferrara in contesti simili) hanno bollato i commenti come omofobi, legandoli a un attacco personale a Giletti.
Una guerra di chat nel dibattito sull’informazione
Le presunte parole di Sigfrido Ranucci a Maria Rosaria Boccia su una “lobby gay di destra” hanno acceso un fuoco incrociato tra media di opposte fazioni. Ranucci smentisce manipolazioni; Il Giornale insiste su un complotto mediatico. Il caso evidenzia la polarizzazione italiana: chat private finite agli atti diventano armi politiche, mentre la libertà di stampa e il rispetto per le persone (indipendentemente dall’orientamento) restano al centro.
In un’epoca di “guerre delle chat”, serve più trasparenza: pubblicazione integrale (se compatibile con indagini) e dibattito civile. Report e Ranucci restano punti di riferimento per l’inchiesta, ma episodi come questo rischiano di erodere fiducia nel giornalismo. Il pubblico merita fatti, non teorie del complotto.

