«Qui è il caos. Fortuna che stamattina non sono andato oltre la metro». Riusciamo a parlare per pochi ma intensi minuti con Domenico Paolillo, 60enne che vive a Bruxelles, qualche ora dopo le tre esplosioni che hanno piegato la capitale belga nella giornata di ieri. Tre esplosioni, rivendicate dall’Isis (meglio noto come Stato Islamico), che hanno provocato la morte – stando alle ultime stime – di 31 persone. La sua testimonianza segue quella di tanti italiani, residenti o di passaggio a Bruxelles, che in un modo o nell’altro sono usciti indenni dalle esplosioni che hanno interessato l’aeroporto e la fermata metropolitana di Maalbeek. Domenico è di Nocera Inferiore, ma si è trasferito in Belgio dove vive da oltre 40 anni. Sposato, con figli, è attualmente in pensione, dopo aver lavorato per anni come bar-manager nel settore alberghiero. Gli abbiamo chiesto come ha vissuto quei momenti di terrore, oltre al luogo nel quale si trovava ieri mattina, quando le azioni terroristiche erano in atto: «Ero all’ufficio pensioni questa mattina (ieri, ndr) – ci racconta – e fortuna ha voluto che gli impiegati ritardassero nelle loro mansioni. Infatti, una volta terminata la commissione, avevo previsto di recarmi proprio in quella zona (verso l’aeroporto di Zaventem). Quando però ho appreso delle notizie sulle esplosioni, ho deciso di muovermi a piedi». Domenico ci dice di aver sgambettato per almeno 12 chilometri, a causa del blocco totale dei mezzi pubblici e della chiusura della metropolitana. «L’atmosfera che si respira in città è stranissima, mai provata prima. C’è tanta gente a piedi e nel tornare a casa, ho preferito evitare alcune strade».
Domenico conosce bene la zona dell’aeroporto (ha lavorato anche li) e quella di Molenbeek, il secondo quartiere più povero del Belgio, ma con la più alta concentrazione di arabi del paese. «Molti non si rendono conto ne percepiscono a pieno il livello di sicurezza imposto dalle autorità. Tanti vivono fuori Bruxelles. Per dirti, ieri tornavo da Nizza ed era tutto tranquillo e regolare». Poi si congeda: «Devo organizzare il rientro di mia moglie. In questo momento è in centro, lavora li, ma non può muoversi». Andrà a riprenderla in auto in serata, come ci dirà più tardi. Con una promessa: «Il clima è di grande apprensione, ma non ci faremo mai sopraffare dalla paura».
Nicola Sorrentino

