Nel gennaio del 2024 la Juve Stabia di Guido Pagliuca si sta giocando la promozione diretta in Serie B. Matteo Lovisa, giovane direttore sportivo alla sua prima esperienza a Castellammare, porta al tecnico toscano tra gli altri, due “regali”: uno è una punta, Andrea Adorante, l’altro è un numero 10, Nicola Mosti.
A distanza di due anni e mezzo da quel gennaio 2024, la Juve Stabia è arrivata in Serie B, ha sfiorato la finale play-off e Nicola Mosti è diventato un punto fermo della rosa gialloblè.
Nella carriera di Nicola però c’è stata la gavetta: 10 anni di settore giovanile con l’Empoli, la parentesi con la Juventus, oltre 170 partite giocate in Serie C con Gavorrano, Viterbese, Monza, Modena, Virtus Entella e la stessa Juve Stabia con cui ha raggiunto la cadetteria a 26 anni.
“Un sogno? Rendere orgogliosi i miei genitori”, confessa a Gianlucadimarzio.com, esplicando quello che è il fil rouge che l’ha spinto fino alla Serie B.
Terza stagione in maglia gialloblù, e una consapevolezza diversa. “Mi trovo bene, qui mi sento a casa. Siamo un gruppo giovane, con tanti margini di miglioramento”, racconta Mosti. “La classifica la guardiamo, ma fino a un certo punto. Il nostro obiettivo resta la salvezza, ma abbiamo le qualità per fare un campionato importante, come l’anno scorso”.
Le vespe di Ignazio Abate stanno costruendo una nuova identità, basata su ritmo, entusiasmo e coraggio. “Con il mister c’è sintonia. È molto attento alla testa dei giocatori, ti osserva, ti studia, ti parla. Da questo punto di vista mi ricorda Fabio Grosso, che ho avuto ai tempi della Juventus. Due allenatori moderni, empatici e con idee chiare: ti fanno crescere ogni giorno.”
Tra Juve e CR7, un ricordo da sogno
Prima di Castellammare, però, c’è stata la gavetta: Empoli, Juventus, Gavorrano, Viterbese, Monza, Modena, Virtus Entella. E quella foto che custodisce come un cimelio: lo scatto con Cristiano Ronaldo.
“È stato un momento assurdo,” sorride Mosti. “Ero in un periodo complicato, non sapevo se sarei rimasto nell’Under 23. Poi, all’improvviso, vedo CR7. Mi prende il panico, voglio una foto ma in campo nessuno ha un telefono. Lui se ne accorge e chiama il fotografo del club per farcela scattare. Raccontata così sembra sia stato lui a chiedere la foto a me… e in effetti, un po’, è andata proprio così.”
Non solo Ronaldo. Nel suo percorso bianconero Mosti ha incrociato anche Moise Kean e Félix Correia: “Due talenti puri. Moise aveva qualcosa in più, era di un altro livello. Pensa che si allenava con noi, che avevamo due anni in più. Anche Félix era fortissimo, sono contento che oggi giochi al Lille.”
Dopo oltre 170 partite in Serie C e 55 in maglia gialloblè tra C e B, Mosti parla con cognizione di causa: “La differenza principale è fisica. In B devi correre di più e resistere ai contrasti. Ma la qualità, in realtà, si trova anche in C. Ci sono squadre già pronte per il salto, la differenza non è così netta come molti credono. In Serie B conta molto anche l’aspetto organizzativo, l’equilibrio. Ma il calcio resta sempre lo stesso: sacrificio, mentalità e voglia di migliorarsi.”
Da ragazzo, Mosti tifava Milan. “Giocare a San Siro sarebbe stato il mio sogno”. Ci era quasi arrivato, ma il Lecce in Coppa Italia non fu magnanimo col trequartista.
Oggi, però, il suo orizzonte si chiama Juve Stabia, e i suoi sogni hanno un volto preciso: quello dei genitori. “Tutto quello che faccio è per loro. Se un giorno potrò renderli davvero fieri, allora avrò vinto la mia partita più importante.”

